E.C.S.O.: Investire sul turismo: è ora di fare due conti!

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  • Troppe volte, parlando di sviluppo turistico, siamo stati vaghi e superficiali nell’affrontare un dibattito sul quale, in linea di principio, tutti sono sempre d’accordo.

    Finché si parla di rilanciare il settore, o riqualificarlo, nessuno solleva obiezioni, ma poi, quando si arriva al dunque, il livello del confronto si abbassa di colpo con problemi di bassissimo livello (quanti pulmann devono parcheggiare a P.le Calcigni e quanti alla Stazione?, perché le macchine vanno, o non vanno, a Fonte dell’Ovo?, si possono usare o meno le piazze principali del Paese per i Mercatini di Natale? e così via).

    Il punto, però, è che la situazione del Paese è gravissima e, se non decideremo di fare uno sforzo tutti insieme per ottenere dei risultati, non faremo altro che precipitare sempre più in basso. Se perfino il Fondo Monetario ci ha detto che dobbiamo puntare allo sviluppo di nicchie economiche, come turismo e relativo indotto, vuol dire che questo settore può e deve dare un maggiore contributo al PIL del Paese. Per farlo esiste un solo modo: investire.

    Investire vuol dire trovare risorse che non ci sono, perché i privati preferiscono farlo dove c’è magari maggiore redditività (es: Dubai) e lo Stato non può certo fare tutto da solo.

    Il denaro pubblico scarseggia e le priorità sono tante (la sanità, la scuola, il sostegno sociale alle famiglie, ecc…). Difficile trovare soldi per sovvenzionare la crescita e incentivare lo sviluppo del settore.

    Come fare, allora? Forse provando a fare un po’ di conti, come in qualsiasi azienda che abbia bisogno di allargare il proprio mercato. Cosa serve per fare turismo? Avere dei motivi di attrazione nel Paese.

    Per esempio: realizzare un piccolo parco a tema in stile medioevale, magari in zona rurale senza dover edificare nulla, potrebbe costare, come spesa d’avvio, circa 400.000,00 €.

    Oppure: creare due o tre locali musicali nel Centro Storico, con musica per tutti i gusti o spettacoli di cabaret, per dare modo ai turisti che soggiornano qui di svagarsi anche in ore serali, potrebbe avere un costo di circa 300.000,00 € l’uno.

    Oppure ancora: sviluppare il gioco e i tornei di gioco limitatamente a quello che fa anche l’Italia, potenziando le sale al confine e gli eventi in Città, sempre per i nostri turisti, comporterebbe una spesa stimata di circa 500.000,00 €.

    Poi, naturalmente, serve anche riqualificare il livello di chi sceglie San Marino come meta per i propri soggiorni o week-end. Quindi occorre avere camere di livello superiore, favorendo la crescita delle nostre strutture alberghiere e, perché no, anche l’insediamento di nuove realtà, creando almeno un albergo 5 stelle e aumentando il numero complessivo di camere disponibili.

    Qui il costo complessivo potrebbe essere di qualche milione di Euro (5-10), da spalmare su diversi anni.

    Quindi, occorre potenziare le mostre d’arte con sedi espositive permanenti e favorire lo sviluppo di qualche centro benessere per il relax. Costi? Possiamo dire circa 1 milione di € per restaurare una bella sede, e forse un paio di milioni per un centro benessere. Infine, si deve favorire la riqualificazione commerciale e puntare su un rapporto competitivo fra qualità e prezzo, come ai tempi del vecchio slogan “a San Marino conviene”. Bisogna intervenire dal punto di vista visivo e urbanistico e anche dal punto di vista dei prodotti offerti. Operazione che, almeno sotto l’aspetto economico, è la più facile di tutte, perché non ha costi diretti, ma può essere fatta con una adeguata normativa e i giusti controlli (es: triplicando la tassazione a chi vende armi e soft-air dentro le mura rispetto a chi le vende lungo la superstrada, oppure potenziando squadre di controllo della Polizia Civile per evitare la vendita di falsi, ecc…). E, adesso, tiriamo le somme. Diciamo che l’investimento minimo complessivo per cambiare faccia al turismo del Paese è di circa 10, 15 milioni di €, centesimo più, centesimo meno, di cui gran parte affidato a capitali privati. Ora, se il Governo, come ha scritto nell’allegato Z della Legge di Bilancio, intendesse davvero promuovere una lotteria turistica, con 2 milioni di turisti all’anno potrebbe contare su introiti che potrebbe riversare come stanziamenti straordinari per la crescita del comparto. Se il 10% dei turisti comprasse un biglietto della lotteria di San Marino al costo di 10,00 €, con un montepremi di 500.000,00 €, si potrebbe ottenere un incasso di circa 1.500.000,00 € all’anno. Il che, moltiplicato per i prossimi 5 anni, darebbe una disponibilità di circa 7.500.000,00 €, cioè esattamente la metà della cifra che occorrerebbe per rilanciare il settore. E con questi soldi, incentivi efficaci e appetibili si verrebbero di certo a creare. Il resto, con un po’ di formazione, un po’ di cortesia e la curiosità che la nostra Repubblica solleva nel mondo, verrebbe quasi da solo. Quindi, a conti fatti, perché non cominciare a far crescere il nostro turismo?