Putin invia navi e soldati in Siria: “Armiamo Assad contro l’Isis”

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putinIN SIRIA la Russia fa sul serio. Dopo la Nikolai Filenchov, nave da sbarco di classe Alligator – transitata dal Bosforo il 20 agosto e rientrata il 31 agosto dopo aver scaricato in Siria un carico, il numero è ignoto, di nuovissimi blindati 8×8 BTR82A (quattro erano visibili all’esterno del cargo) e di camion Kamaz 42350 e Gas 66 (alcuni visibili sul ponte) – altre tre navi da sbarco sono passate dal Bosforo alla volta della base navale russa di Tartous, in Siria. Il 3 settembre è stata la volta della Korolev e la Novocharkass, due unità di classe Ropucka (capaci di portare 450 tonnellate di carico, come dire 25 blindati come i BTR80 e 170 marines o 12 BTR, 3 tank e 350 marines). Il 7 settembre è toccato invece a una nave gemella della Nikolai Filenchov, la Saratov, che sul ponte aveva 5 BTR ma che nella stiva – capace di portare fino a 40 Btr, o 20 tank e 300 marines – non è dato sapere cosa portasse. Probabile che le navi avessero a bordo anche un contingente di Fanti di Marina, in particolare della 810° brigata di Marina. Fonti americane hanno confermato all’agenzia Reuters, dietro la garanzia dell’anonimato che «la Russia ha inviato in Siria due navi per trasporto di mezzi corazzati e un ristretto numero di uomini della Fanteria di Marina».

MA I PASSAGGI dal Bosforo, accuratamente monitori dai servizi di mezzo mondo e da osservatori specializzati, indicano numeri ben maggiori. A questo si aggiungono i voli «umanitari». Ieri l’Iran ha dato il via libera ai voli russi, il che consente di bypassare il «no» all’uso dello spazio aereo turco e bulgaro. La nuova rotta è molto più lunga (2.900 chilometri contro poco più di mille) e passa da Iran e Kurdistan iracheno per raggiungere la Siria. Dei 6 Mig 31 Foxhound atterrati il 18 agosto in Siria si sa e giusto ieri la Casa Bianca ha espresso «profonda preoccupazione» per il dispiegamento di aerei russi in Siria. Ma nei giorni scorsi almeno 3 aerei cargo russi (tra cui 2 giganteschi Antonov 124) sono atterrati nella zona di Latakia, portando armi (pare oltre 1.000 missili anticarro Kornet) e personale. Il motivo è rafforzare le difese della zona di Jableh, 25 chilometri a sud di Latakia, dove i russi starebbero costruendo una base aerea. Che Mosca fornisca armamenti è ormai ufficiale. Ieri il portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha confermato che «la Russia sta inviando armamenti in Siria per rafforzare l’esercito siriano nella lotta contro il terrorismo. La minaccia terroristica nel Paese ha raggiunto un livello senza precedenti in Siria e nel vicino Iraq e gli armamenti consegnati all’esercito siriano servono per scoraggiarla». Zakharova ha anche ammesso che «consulenti militari russi sono presenti al momento in Siria e stanno assistendo la consegna di materiale bellico al regime di Damasco».

CHE PERALTRO perde sempre più colpi. Ieri dopo quasi due anni di assedio i ribelli islamisti della coalizione Jaish al Fatah, (Esercito della conquista) hanno conquistato la base aerea di Abu al Dohour, l’ultima presidiata dalle forze di Assad nella provincia nord-occidentale di Idlib. Mentre l’Australia annuncia di voler estendere i raid dall’Iraq alla Siria e Cameron avverte che servirà «una potente forza militare» per «rimuovere Assad e per sconfiggere i jihadisti dello Stato Islamico». Ma i russi voglio salvare Assad. Ieri il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov in una telefonata con il collega americano John Kerry «ha ribadito la necessità di consolidare la risposta ai gruppi terroristici che hanno occupato una considerevole parte della Siria» e l’ha invitato a respingerli assieme. Loro e gli iraniani, da tempo, si sono messi avanti.

Fonte: MESSAGGERO

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