San Marino. Olga Mattioli (Repubblica Sm) intervista il Direttore Carlo Romeo della SmTv

Il momento è difficile, la crisi c’è ed è crisi anche di valori, ne abbiamo parlato con uno dei pilastri dell’informazione sammarinese, il Direttore di San Marino RTV Carlo Romeo.
Direttore partiamo subito con il bilancio della SmTv. In attivo. Un risultato incredibile, qual è la ricetta?
“Il mandato che ha avuto questa Direzione Generale a fine 2012 era di risanare il bilancio della Azienda fortemente compromesso, rilanciare immagine e contenuti del servizio pubblico sammarinese in quanto tale e recuperare i rapporti con il territorio, anch’essi in una fase molto critica. Alla fine di questo secondo piano triennale possiamo dire che li abbiamo raggiunti, valorizzando sia a San Marino che in Italia e in Europa la nostra immagine e la nostra autorevolezza di servizio pubblico autorevole e indipendente. Per quanto riguarda poi il modo per risanare una azienda – licenziamenti a parte, che magari più che risanare spesso è un modo per affossarla se le professionalità ci sono – è sempre il solito ovunque e da sempre. Massima attenzione ai costi che devono essere sempre più bassi dei ricavi, altrettanta massima attenzione ai ricavi, una rotta chiara e un equipaggio capace che la condivide oltre a un armatore – in questo caso il CdA- che crede nella sua azienda e nel suo progetto, avendo come obiettivo un servizio pubblico autorevole e di qualità. È stato molto difficile e anche quest’anno lo sarà. È un anno importante perché si chiude il secondo piano triennale nel 2018 e dobbiamo chiuderlo al meglio, costi quel che costi. Non siamo una emittente commerciale – quindi abbiamo dei limiti a stare sul mercato, oltre quelli di bacino di illuminazione – ma un servizio pubblico e questa è una responsabilità come palinsesto, come gestione, come autorevolezza. Che fosse un viaggio lungo lo avevo detto appena arrivato. Sono passati cinque anni e siamo ancora in navigazione e di burrasche ne abbiamo superate parecchie. Il porto di arrivo però è ancora lontano.”

Quali sono i futuri progetti della SmTv per mantenere questi standard? Può anticipare qualcosa al nostro giornale?
“Dobbiamo incrociare sempre le idee con le risorse. Lavorare ancora e meglio sulla pubblicità che è fondamentale sia per il bilancio sia perché è un segno dell’attenzione degli spettatori, sempre però nel più rigoroso rispetto del fatto di essere in primo luogo servizio pubblico. L’audience è come dicevo importante ma non è la priorita del servizio pubblico. Direi che comunque per gli ascolti su San Marino siamo coperti con ascolti moltosignidicativi mentre sull’Italia c’è ancora molto da fare. Siamo penalizzati dal fatto che da sempre qualcuno in Italia sembra considerare la Radiotelevisione di Stato della Repubblica di San Marino una emittente locale. Non lo siamo. È una emittente nazionale e per la reciprocità se l’Italia copre tutto il territorio sammarinese San Marino ha il diritto e a mio avviso il dovere di coprire il territorio italiano. Non è un problema di numeri ma di diritti. È fondamentale l’impegno fra i Governi per fare in modo che la rivoluzione delle frequenze che ci sarà nel 2020 (e che quest’anno​​ ​si ​deve comunque prefigurare​) ​ rispetti questa linea. San Marino ha diritto alle frequenze nazionali in quanto Stato. Ginevra ha concesso quattordici canali alla perimetrale Italia-San Marino che i due Governi dovrebbero”.

Forte dei risultati raggiunti cosa chiederà al governo?
“Frequenze e nuova sede sono determinanti per l’esistenza stessa della Radiotelevisione di Stato ma il governo su questo è concretamente impegnato e sappiamo bene che tutto il Consiglio Grande e Generale è consapevole di quanto siano importanti questi prossimi mesi. Interessante il risultato della Svizzera italiana dove con il referendum i cittadini hanno bocciato l’abolizione del canone – che lì è peraltro molto caro – perché un Paese oggi non può prescindere dal suo servizio pubblico per farsi conoscere dentro e fuori i confini nazionali. La TSI riceve dallo Stato svizzero 220 milioni di euro l’anno più di noi – messi insieme i finanziamenti italiani e quelli sammarinesi – e impiega circa mille dipendenti. Ho peraltro la ragionevole presunzione – e lo afferma gente come Maurizio Costanzo, Paolo Mieli, Italo Cucci o Alan Friedman che di queste cose se ne intendono e che ci mettono la faccia -di dire che dal punto di vista di palinsesti e professionalità ce la giochiamo molto bene anche se loro hanno un bacino di trecentomila abitanti”.

Quale commento dà delle elezioni italiane e quale impatto avranno su San Marino?
“Non so proprio. Dipende dal presidente Mattarella trovare una soluzione, i numeri sono quelli e in questo caso serve a poco chi urla di più. Meglio un po’ di sana ragionevolezza politica. Valori come democrazia o libertà oggi sono a rischio in tutto il mondo ma sono valori su cui si è costruita la cultura occidentale e di cui San Marino è comunque una roccaforte”.

Che idea si sta facendo della questione giustizia? È preoccupato?
“Su quella italiana da sempre. Il campo della questione sammarinese mi sembra già sufficientemente affollato quindi eviterei di aumentare con il mio contributo personale questo affollamento che peraltro ha anche momenti diciamo innovativi per quanto riguarda sia stile che contenuti. Trovo piuttosto positivo che escano finalmente informazioni ufficiali chiare e non I soliti sentiti dire da bar o peggio ancora quei silenzi che confondono sempre l’opinione pubblica. Non dimentichiamoci che le fake news occupano i vuoti di una informazione corretta e che i palazzi non del potere ma piuttosto delle responsabilità devono essere di cristallo trasparente per essere credibili e autorevoli. Il che è valido per qualsiasi palazzo che abbia responsabilità nei confronti della intera comunità”.

È normale che un governo votato dal 30% dei sammarinesi per via di una legge elettorale fatta per due coalizioni possa prendere decisioni che condizioneranno il futuro di San Marino senza tenere minimamente conto delle opposizioni?
“È la democrazia. Se le elezioni sono corrette, il Parlamento è sovrano. Quasi sempre i presidenti Usa sono stati eletti da una minoranza vista la forte astensione ma questo non cambia le regole del gioco. Il Parlamento è sovrano ed è il sacro luogo della democrazia. Va rispettato sempre e comunque, qualsiasi cosa decida. Cittadini e parlamentari devono rispettarlo in quanto tale, rispettando se stessi e i loro colleghi. Per inciso e per quel che può valere (se mi è consentito e con il mio massimo rispetto) ho visto una presidenza d’Aula magistrale nella attuale Reggenza e questo conta ovviamente moltissimo in ambito parlamentare”.

Perché secondo lei ci si continua a rivolgere agli organismi internazionali per avere Giustizia? Esiste a San Marino la certezza del diritto?
“Non so. Avrei qualche dubbio che esista anche a San Marino come in Italia. Chiaramente la piena certezza del diritto probabilmente è una utopia ma è doveroso pretendere qualcosa che sia molto vicino a questa pienezza. È normale che in Paesi dove i giudici sono monocratici come a San Marino gli organismi internazionali abbiano un valore aggiunto”.

Lei è un giornalista di guerra. Dopo avere visto in azione Trump in questi mesi che cosa vede nel futuro dello scacchiere politico internazionale con riferimento in particolare alla nord Corea? È preoccupato?
“Certo. Sono preoccupato per i valori democratici su cui si reggono le tradizioni europee soprattutto occidentali – diciamo che il vento dell’illuminismo di Voltaire non è soffiato ovunque nel mondo – e che rischiano di essere circondati. Diritti civili, diritti umani, i valori occidentali dove il razzismo e merce simile non hanno spazio, sono un cardine che pensavamo non potesse essere messo in discussione e oggi vediamo populismi e post dittature che cercano invece di farlo. I valori europei migliori rischiano di essere circondati a est come a ovest, a nord come a sud. Questo però rimette in gioco i propri valori per ogni Stato. Se posso tornare sulla Reggenza trovo molto significativo che vada a concludersi di fatto a Lampedusa e alla Porta d’Europa, segnando un momento forte e politico. In momenti come questi si vede, conoscendolo e facendolo conoscere, il ruolo determinante di San Marino dal punto di vista internazionale. San Marino, lo ripeto, rappresenta internazionalmente una roccaforte di quei valori”.

Rimaniamo a San Marino allora. La convince “il cavaliere bianco”? Lei che ha anche avuto modo di intervistarlo?
“Sicuramente rappresenta un gruppo internazionale molto qualificato ma contano i fatti quindi vediamo. Ci ha messo la faccia e ha preso degli impegni parecchio impegnativi, diciamo, e se non lo avesse fatto, qualcuno avrebbe detto subito che non si era compromesso, che non aveva progetti eccetera. C’è sempre ovviamente il qualcuno con il ditino alzato e un però pronto in canna. Può essere o non essere l’aeroporto, anche se ragionando come ragiona chi gestisce miliardi, l’aeroporto è ovviamente determinante. Possono essere altri progetti ma se San Marino ha paura di volare non va da nessuna parte. Ogni progetto comunque si decide su indicazioni della politica ma l’importante è se risorse economiche e professionalità credibili ci sono o non ci sono. I progetti poi si studiano e si valutano. È stata finora l’unica intervista televisiva che Turki abbia mai concesso e la sua è una cultura dove metterci la faccia vuol dire moltissimo. Comunque vedremo ma se si liquida il tutto a priori, non si può poi pensare che i grandi investitori arrivino di corsa. Il nostro impegno era di farlo conoscere e questo abbiamo fatto poi ognuno si fa la sua idea e non a caso gli ascolti sono stati altissimi. Servono comunque capitali freschi o si chiude, non esiste alternativa. Credo che a suo tempo San Marino abbia perso una occasione di investire quando i soldi arrivavano magari anche troppo facilmente e dove qualcuno ha perso la testa per poi perdere anche la faccia. Se quel qualcuno si fosse diciamo incamerato un po’ meno e investito di più per il Paese, oggi non si dovrebbe affrontare questa crisi da dopoguerra. Quello che più preoccupa forse è che non sembra che tutti abbiano chiaro che questa crisi c’è e pesa sul futuro dei giovani mentre magari c’è chi continua a credere che il problema non sia un lavoro ma uno stipendio. Tempi finiti. Occorre rassegnarsi e rimboccarsi le maniche come facevano i vecchi sammarinesi. Il Museo dell’emigrazione dovrebbe essere un luogo obbligato per ogni sammarinese doc per riflettere sul peso della vita e della famiglia, sul coraggio di affrontare scenari sconosciuti per sopravvivere e fare sopravvivere i propri cari. Tanto per fare un banale esempio, abbiamo fatto una selezione per una sostituzione di maternità. Ovviamente noi lavoriamo sette giorni su sette h24. Quando veniva fuori che forse toccava lavorare il sabato e la domenica, la stragrande maggioranza rinunciava immediatamente. Senza una vera cultura del lavoro – e non una visione fantozziana in cui quello che conta è solo lo stipendio e il cartellino – un qualsiasi Paese non va lontano. Servono soldi e i soldi se non ci sono devono arrivare da fuori, senza mai ovviamente rinunciare alla propria sovranità. Ma certi prezzi occorre pagarli in tutti i settori”.

Chiudiamo con una battuta. Fra Salvini e Di Maio costretto a scegliere, chi inviterebbe con lei sulla barca a vela?
“A vela navigo spesso da solo o altrimenti con una compagnia molto selezionata. I due li conosco poco. Non ho prevenzioni e pregiudizi – come dice Marchionne – perché valuto prima le idee poi le parole e poi i fatti. Aspetto i fatti ma in ogni caso non si può continuare a vivere in un laboratorio politico permanente”.

Olga Mattioli (Repubblica Sm)