San Marino. “Solo 7 rogiti…” … di Dario Manzaroli

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L’intervento di venerdì scorso ha sollecitato numerose reazioni che trovo molto importanti perché testimoniano comunque una reazione allo scoramento ed all’apatia che si sta diffondendo ed impadronendo degli animi di molti: due sintomi molto pericolosi per la tenuta del Paese di fronte alle prove che ci attendono: mi ha scritto un lettore: “Non temo la povertà perché da essa ci si può risollevare, temo la perdita di indipendenza specie se attuata in maniera subdola”.

Credo che la posta in gioco sia proprio questa.
Il peggior governo degli ultimi 100 anni in due soli anni è riuscito praticamente a radere al suolo il Paese. Sicuramente un ciclo economico era finito, ma il promesso cambiamento si è rivelato una caduta infinita verso il peggio costellata da provvedimenti risibili e contraddittori privi di un progetto di riferimento indirizzato all’avvio di un nuovo ciclo economico. Sono andati avanti – si fa per dire – con iniziative estemporanee, aumento della burocrazia, aumento di tasse e nuovi balzelli ingiusti e soprattutto inutili.

In questo ultimo scorcio dell’anno poi arriveranno sulla testa dei cittadini delle mazzate tremende che fiaccheranno ancora di più una economia al collasso dove anche il tradizionale settore turistico ha registrato una sessione del 25%. Più che di sessione si tratta di tracollo. I rogiti per le compravendite di case ed appartamenti dall’inizio dell’anno alla fine di luglio (non ho i dati dell’ultimo mese) sono stati 7. Sette avete letto bene. Un settore vitale dell’economia che alimenta una filiera importante è stato messo completamente KO dalla stupidità ideologica di questi improvvisati con lacci e lacciuoli demenziali specie in un periodo di grave recessione. Innumerevoli attività economiche si sono spostate non sostituite da altre o da nuove perché non c’è politica industriale e non c’è politica commerciale e non è con i proclami che si invertono tendenze ormai consolidate e che hanno determinano una marginalità di San Marino.

Nel settore bancario e finanziario, si continua a preannunciare fusioni che finiranno per infettare così tutto il sistema, incoraggiando la fuga di capitali ed il tracollo dell’intero sistema finanziario con l’impossibilità per i privati, gli imprenditori, i commercianti ecc. di ricorrere al credito per finanziare le proprie attività.

I servizi sociali essenziali sono allo sbando. in particolare l’ISS (a cui dedicheremo una valutazione il prossimo venerdì) e la scuola. entrambi servizi fondamentali per tutelare il diritto di cittadinanza e la possibilità di usufruire di ascensori sociali che consentano a tutti di aspirare a migliorare la propria posizione evitando il conflitto di classe.
Nella scuola, per la prima volta, è stato proclamato uno sciopero il secondo giorno di riapertura hanno aderito tutti gli ordini presenti in territorio.
Anche in questo caso colpisce non tanto la drasticità del provvedimento ma la sua completa incompetenza e mancanza di un progetto culturale di riferimento.

Insomma un disastro.

Il progetto di fondo, guidato dall’esterno, ma con interfacce interne, è di mettere termine alla sovranità ed indipendenza del Paese.

Un Alberoni 2 che speriamo avrà una seconda Sant’Agata.

La proposta di un Governo d’emergenza di unità nazionale nasce proprio dallo stato in cui versa il Paese e dalla necessità di operare uniti per la sopravvivenza.
Tre soli punti nel programma di un Governo di Unità Nazionale:

1)Economia. Ricerca di un prestito dell’ordine di 1,5-2 miliardi di Euro presso Paesi amici che eviti l’indebitamento con il Fondo monetario internazionale che ci farà fare la fine della Grecia. Lancio di un programma economico straordinario tutto imperniato sulla green economy e sulla tecnologia d’avanguardia per fare di San Ma- rino il giardino d’Europa.

2) Riforma istituzionale in senso presidenziale con elezione diretta della Reggenza con mandato quadriennale rinnovabile una sola volta, maggiori poteri di controllo al Consiglio Grande e Generale, governo prevalentemente tecnico di nomina Reggenziale.

3) Commissione d’inchiesta sulla gestione della crisi delle banche.

Questa mi pare l’unica possibile soluzione da attuare subito per salvare il salvabile e poi chiamare tutti i cittadini a rimboccarsi le maniche e a ricostruire come hanno saputo fare i nostri nonni ed i nostri genitori subito dopo la guerra.

Intanto sciopero scale sulla patrimoniale.

Dario Manzaroli

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