Cronaca. Lugo, tragedia di via Risorgimento, l’inchiesta conferma: incidente domestico alla base della morte del doppio decesso. Esclusa l’autopsia

Si chiude il cerchio delle indagini sulla drammatica scoperta avvenuta lo scorso lunedì 5 gennaio in un appartamento di via Risorgimento, dove sono stati rinvenuti i corpi senza vita di un uomo di 61 anni e della madre di 87. Gli accertamenti condotti dagli inquirenti hanno escluso responsabilità di terzi, riconducendo il decesso di entrambi a una tragica fatalità avvenuta tra le mura domestiche in un contesto di solitudine.

Il sostituto procuratore Raffaele Belvederi, titolare del fascicolo, ha ritenuto non necessario disporre l’autopsia. La decisione deriva dalle risultanze dell’ispezione cadaverica e dai rilievi effettuati sulla scena, che non hanno lasciato spazio a dubbi interpretativi. Il magistrato ha aperto un fascicolo senza ipotesi di reato, un atto formale che si avvia verso l’archiviazione con il contestuale nulla osta per la sepoltura. Le evidenze mediche e circostanziali indicano infatti che il dramma, consumatosi presumibilmente prima delle festività natalizie, sia frutto di cause naturali e accidentali.

La ricostruzione effettuata dalla Squadra Mobile, supportata dal lavoro della Polizia Scientifica, ha permesso di chiarire la sequenza degli eventi. Secondo quanto emerso, il figlio, che aveva lasciato il lavoro per dedicarsi a tempo pieno alla cura dei genitori e soffriva di problemi di salute, sarebbe stato colpito da un improvviso malore fatale. La madre, affetta da deficit cognitivi e difficoltà motorie, dipendeva totalmente dall’assistenza del figlio; rimasta sola e priva di aiuto, avrebbe tentato di alzarsi, finendo per cadere a terra. I corpi sono stati trovati nelle rispettive camere e non presentavano segni di violenza o colluttazione. A conferma dell’assenza di intrusioni esterne, la porta d’ingresso è stata trovata chiusa a chiave dall’interno, tanto da richiedere l’intervento forzato dei vigili del fuoco per permettere l’accesso ai soccorritori.

L’indagine ha messo in luce anche il contesto di profonda riservatezza in cui vivevano madre e figlio, elemento che ha contribuito a ritardare la scoperta dei corpi. I vicini hanno descritto l’uomo come una persona molto dedita alla famiglia ma schiva, che limitava i contatti con l’esterno. Un dettaglio emerso dalle testimonianze fissa temporalmente l’accaduto a prima di Natale: un pensiero lasciato sullo zerbino da una vicina il 20 dicembre non era mai stato ritirato, un segnale silenzioso che all’interno dell’abitazione la tragedia si stava già consumando.

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