Un bilancio pesante quello che emerge dall’analisi della sicurezza sui mezzi di trasporto pubblico in Emilia-Romagna, dove il personale viaggiante continua a operare in un contesto di rischio elevato. I dati, relativi al periodo compreso tra gennaio 2024 e settembre 2025, sono stati diffusi dal consigliere regionale Pietro Vignali e tratteggiano una situazione in cui le aggressioni fisiche ai danni dei dipendenti avvengono con una frequenza superiore a un episodio ogni settantadue ore.
Nel lasso di tempo esaminato si contano complessivamente 226 atti di violenza, che hanno generato un totale di 2.143 giorni di assenza dal lavoro per infortunio o malattia: una cifra che, sommata, corrisponde a quasi sei anni di attività lavorativa persa. L’analisi disaggregata dei numeri rivela un dettaglio preoccupante sull’intensità degli scontri: sebbene nel corso del 2025 si sia registrata una lieve flessione numerica degli episodi rispetto all’anno precedente, la gravità delle conseguenze fisiche per gli operatori è aumentata. I giorni di prognosi e assenza, infatti, sono rimasti sostanzialmente invariati nonostante il minor numero di eventi, segno che le aggressioni sono diventate più violente.
Dal punto di vista geografico, le criticità maggiori per il trasporto su gomma si concentrano nell’area metropolitana di Bologna e in Romagna. Particolarmente colpita risulta la zona di Rimini e Forlì: questo specifico bacino ha registrato 377 giornate di assenza, rappresentando da solo circa il 17,6% del totale regionale, confermandosi come una delle aree a maggior rischio. Anche nelle province di Modena e Reggio Emilia, pur a fronte di un numero inferiore di attacchi, si riscontrano infortuni di notevole entità che costringono il personale a lunghi periodi di stop.
Il consigliere Vignali ha sollevato la questione delle contromisure tecnologiche, puntando l’indice sui ritardi nell’adozione strutturale delle body cam. Nonostante la Regione abbia investito sulla videosorveglianza a bordo, la protezione individuale degli operatori resta il nodo cruciale. La sperimentazione delle telecamere indossabili sui treni regionali, avviata nel marzo 2024, prosegue ormai da ventidue mesi senza che si sia giunti a una conclusione definitiva o a un’implementazione su larga scala.
Secondo quanto riportato dal consigliere, l’efficacia di questi dispositivi come deterrente è confermata dall’esperienza di aziende come Seta, che li utilizza per i controllori già dal 2017 con riscontri positivi nella riduzione degli episodi ostili. La richiesta rivolta alla Giunta regionale è quella di superare la fase sperimentale e procedere con investimenti concreti per dotare tutto il personale a rischio di body cam, oltre a valutare l’installazione di ulteriori misure di sicurezza passiva, come cabine di guida blindate e pulsanti di allarme anti-aggressione.













