Valmarecchia, scatta il piano per l’abitare: incentivi ai proprietari e affitti sostenibili per sbloccare gli immobili vuoti

L’Unione dei Comuni della Valmarecchia ha reso operativo il nuovo “Patto per la casa”, uno strumento di politica attiva promosso dalla Regione Emilia-Romagna per fronteggiare la crisi abitativa che colpisce il territorio. L’iniziativa, che coinvolge un bacino di undici amministrazioni e oltre 55.000 residenti, mira a rivitalizzare il mercato delle locazioni mettendo in connessione i proprietari di immobili sfitti con le famiglie alla ricerca di un alloggio a costi accessibili.

Il progetto nasce per rispondere a una problematica strutturale evidenziata dai dati economici locali: una quota significativa di contribuenti dichiara redditi bassi, mentre l’offerta di Edilizia residenziale pubblica (Erp) riesce a soddisfare solo una minima parte delle richieste, lasciando inevase oltre trecento domande su un totale di poco superiore. Per colmare questo divario, il piano si rivolge alla cosiddetta fascia intermedia, composta da nuclei familiari con un Isee compreso tra i 9.360 e i 35.000 euro. Si tratta di cittadini che possiedono redditi troppo elevati per accedere alle case popolari, ma insufficienti per sostenere i canoni del libero mercato.

Per incentivare i proprietari a immettere i propri appartamenti nel circuito degli affitti a canone concordato, il Patto prevede un sistema di solide tutele finanziarie. Viene istituito un fondo di garanzia capace di coprire fino a 6.000 euro per eventuali morosità, spese condominiali non pagate o danni all’immobile. A questo si aggiunge un fondo per la manutenzione che può rimborsare fino a 6.000 euro per interventi di ripristino, messa a norma degli impianti o certificazioni energetiche necessarie alla locazione. I locatori potranno inoltre beneficiare di vantaggi fiscali come la cedolare secca e riduzioni Imu, delegando la gestione burocratica a un’apposita Agenzia per la locazione.

Sul fronte degli inquilini, il meccanismo punta a garantire la sostenibilità economica. I canoni saranno calmierati con tetti massimi fissati a 800 euro per la Bassa Valmarecchia e 550 euro per l’Alta Valmarecchia. L’obiettivo è fare in modo che l’affitto non incida per oltre il 30 o 40 per cento sul reddito familiare, con la possibilità di accedere a contributi a fondo perduto che possono abbattere ulteriormente la spesa annua.

La gestione operativa, sostenuta da un budget iniziale di 42.000 euro, è affidata al progetto “Casa Unione”, una rete di enti del terzo settore che opererà tramite sportelli dedicati a Santarcangelo e nell’Alta valle. Elena Vannoni, vicesindaca di Novafeltria, ha sottolineato come questo strumento rappresenti un traguardo fondamentale per il welfare territoriale, capace di trasformare le case sfitte in opportunità reali e di abbattere la diffidenza dei proprietari grazie a garanzie certe. Anche l’assessore al Welfare di Santarcangelo, Filippo Borghesi, ha evidenziato l’importanza di una risposta strutturale costruita attraverso la co-progettazione con esperti locali, annunciando la nascita di una Consulta dell’abitare per monitorare le strategie future.