Accordo di Associazione UE. San Marino ratifica e paga subito, l’Europa decide dopo se è d’accordo. Il rischio di trovarsi con un pugno di mosche è altissimo e sarebbe la fine per questo paese … di Marco Severini, direttore GiornaleSM

Il Segretario di Stato Luca Beccari ha sostenuto che i sammarinesi non comprendano sia la portata dell’Accordo di Associazione con l’Unione europea che l’accordo stesso. La comunità, invece, ha capito benissimo che questo Accordo comporta costi certi, immediati e a debito, senza alcuna garanzia di risultato.

L’Accordo è un accordo misto.
Deve essere approvato da tutti e 27 gli Stati membri UE. Basta il voto contrario, non così remoto, di uno solo perché l’Accordo non entri in vigore. Eppure, ai sensi dell’articolo 112, San Marino può ratificare unilateralmente. Ratificare unilateralmente non significa entrare nell’Accordo, ma vincolarsi subito.

Marco Severini 2025 

In concreto, San Marino dovrebbe anticipare l’adeguamento normativo con migliaia di nuove leggi, recepire l’acquis comunitario, ristrutturare il proprio assetto amministrativo e finanziario, prima ancora di sapere se l’Accordo entrerà mai in vigore. Quindi San Marino spenderebbe una mole enorme di risorse pubbliche, a debito, per adeguarsi a un sistema che potrebbe non diventare mai operativo.

Se anche un solo Paese UE votasse contro l’accordo non entrerebbe in vigore e San Marino si ritroverebbe con un sistema finanziario stravolto, una burocrazia ulteriormente appesantita che verrebbe pagata con il debito pubblico, un impianto normativo ipertrofico, nessun beneficio politico o giuridico.

Avremmo cambiato tutto per nulla!

E’ un azzardo strutturale per fare grande Beccari agli occhi dei suoi amici burocrati europei.

Perchè pensate che abbia fatto in modo di riconoscere la Palestina?

Perché vuole far venire 30 palestinesi in territorio?

Pura vanità agli occhi dei suoi amici della Commissione Europea!

Solo vanità e far vedere che lui è un loro amico pur svendendo il paese con un accordo disastroso.

Un azzardo!

Gli azzardi precedenti, a partire dal caso Banuelos, mostrano come finiscono.

E lui è bravo in questo, eccellente oserei dire.

Ma il punto più grave è un altro.

San Marino oggi è solido perché il Tribunale e la Banca Centrale della Repubblica di San Marino hanno agito come presìdi reali dell’interesse nazionale.

In presenza di evidenze concrete di commistioni tra investitori esteri e finanziamenti riconducibili a circuiti del terrorismo islamico, San Marino ha detto no.

RICORDIAMOCELO SEMPRE!

SAN MARINO HA DETTO NO A POSSIBILI CAPITALI IN ODORE DI TERRORISMO ISLAMICO!
No a capitali rapidi ma tossici.
No a scorciatoie che ci avrebbero portato dritti in black list finanziarie.

Quelle operazioni sono state bloccate non da Bruxelles, ma dal sistema sammarinese.

Un pò come è successo con i vaccini. Ricordate? o no? Come gli europei ci hanno abbandonato nel momento del maggiore bisogno e se non fosse stata per l’ ”odiata” Russia quante persone non si sarebbero salvate dal Covid19. Ve ne siete già dimenticati? Beccari si, visto le sanzioni comminate a Mosca solo perché così voleva l’Europa. 

Già in passato l’Europa ha dimostrato di non considerare San Marino una priorità, come avvenne nella fase iniziale della pandemia.

Questo è accaduto perché le decisioni venivano prese in casa, da organi che rispondono al Paese e ne conoscono limiti e vulnerabilità.
Ed è esattamente questo che l’Accordo di Associazione rischia di indebolire.

Con l’Associazione, il baricentro del controllo si sposta fuori dal Paese.
Il ruolo del Tribunale e della Banca Centrale rischia di essere ridimensionato, subordinato o aggirato, a favore di meccanismi esterni, europei e, in alcuni passaggi, italiani.

Questo non rafforza il sistema.
Lo rende meno capace di dire “no” quando serve.

Ed è qui che la storia insegna.

A me piace tantissimo la storia, e questa situazione ricorda un pò quanto successe alla fine del Seicento, quando la Scozia volle giocare una partita più grande di lei.
Si lanciò nell’impresa coloniale di Darién, a Panama, per controllare i traffici tra Atlantico e Pacifico. Un’operazione velleitaria: capitali insufficienti, alleati assenti, potenze ostili.

Il risultato fu devastante.
Capitali bruciati, navi perse, migliaia di morti. La Scozia dissipò circa un quarto della propria ricchezza nazionale.

Lo Stato e i grandi finanziatori finirono tecnicamente falliti. Niente credito, nessuna autonomia fiscale, nessuna via d’uscita.

A quel punto intervenne l’Inghilterra. Mise i soldi sul tavolo, coprì i debiti, ma pretese tutto in cambio:
Parlamento sciolto e sovranità trasferita a Westminster con l’Atto di Unione del 1707.

La Scozia non fu conquistata.
Si vendette, perché era con l’acqua alla gola.

La lezione è semplice e attuale:

sbagli la mossa, ti indebiti, perdi margini, e qualcuno prima o poi ti compra.

Se San Marino fa il passo più lungo della gamba, se smantella i presìdi che hanno funzionato, se si indebita per un Accordo senza garanzie, il rischio non è teorico.
È perdere autonomia decisionale in cambio di copertura finanziaria esterna.

Questo è ciò che è in gioco. Ma la capacità di restare padroni delle nostre decisioni dopo oltre 1700 anni di indipendenza.

Forse Beccari non è appassionato di storia o non conosce, al contrario dei sammarinesi, l’esito di un accordo così dissennato. Ma i sammarinesi non sono stupidi, come qualcuno pensa, ed intuiscono molto bene il pericolo a cui andiamo incontro.

Marco Severini
direttore GiornaleSM