Diritto Internazionale e arresto di Maduro: cara Demos, l’Onu è l’ombrello rotto che dovrebbe difendere San Marino da uno tsunami – …di Enrico Lazzari

Cari amici di Demos, ho letto la vostra replica (leggi qui) al mio editoriale di ieri (leggi qui) e, devo ammetterlo, ritengo che la vostra capacità di arrampicarvi sugli specchi sia quasi ammirevole.
Sostenere che il massacro di Belgrado nel 1999 sia stato “più legittimo” della cattura di un narcotrafficante a Caracas perché all’ONU “ci fu un confronto formale”, è una perla di equilibrismo burocratico che meriterebbe un premio alla fiera dell’ipocrisia… O il palco di Zelig?

In pratica, ci state dicendo che se io ti tiro un sasso in testa al vostro leader Alex Rossi senza permesso, ma poi permetto al Consiglio Grande e Generale di votare se devo smettere (e ovviamente i miei “amici” potenti – secondo ciò che sostenete e chi legge capirà in seguito, fra qualche capoverso – che hanno i sassi più grossi, votano “no”), allora quell’aggressione non è un crimine, ma un “passaggio istituzionale”.

È la nobilitazione del bullismo attraverso il verbale d’assemblea. Ditelo ai genitori degli 89 bambini rimasti sotto le macerie dei vostri – governava la sinistra con D’Alema premier in Italia –  Tornado “umanitari”: “Tranquilli, l’ONU ne ha discusso formalmente”. Vediamo se si sentono meglio…

Citando le risoluzioni 1160 e 1199 del 1998, pensate forse di blindare la vostra tesi? Peccato che la risoluzione 1199 reciti testualmente che il Consiglio di Sicurezza si riserva di “prendere in considerazione ulteriori azioni e misure aggiuntive per mantenere o ripristinare la pace e la stabilità nella regione. Quelle “ulteriori azioni” non furono mai approvate. La NATO partì di testa sua, ignorando il mandato.

Il vostro “confronto formale” è stato il palcoscenico di un aggiramento delle regole, non della loro difesa. E’ il timbro di conformità al fatto che l’Onu, anche in quel caso, si è rivelata inutile, incapace di fermare un’aggressione sanguinaria, oltre alla successiva secessione – altrettanto non certificata da alcun organismo internazionale (oggi la Repubblica del Kosovo non è riconosciuta neppure da tutta l’Ue, vista la posizione assunta in Onu da Spagna, Grecia, Romania, Slovacchia e Cipro) – del Kosovo, che ha dichiarato unilateralmente la sua indipendenza dalla Serbia il 17 febbraio 2008.

Ma non è tutto… Grazie per aver citato l’Ucraina e la condanna dell’Assemblea Generale ONU contro la Russia. Avete centrato, confermandolo palesemente, il punto cardine del mio editoriale: l’ONU e gli organismi internazionali, alla fine, non determinano mai un’azione reale, quindi non sono una risorsa per i piccoli stati come San Marino, ma un ostacolo alla creazione (o modifica degli stessi) di eventuali nuovi organismi capaci di azioni solerti e concrete a tutela del più debole o dell’aggredito. L’Ucraina, dicevo, ne è l’esempio più chiaro: i signoroni dell’Onu chiedono il ritiro, condannano, deplorano, ma i carri armati restano lì

Mi contestate per confermare la mia tesi: il diritto internazionale è un ombrello rotto che secondo voi sarebbe efficace per proteggere chiunque, soprattutto San Marino, da uno tsunami.

E poi, la solita accusa: “servilismo politico”. Che noia! Ma almeno questa volta manca l’epiteto di “prezzolato”. Forse perché Trump paga in dollari e a me non piacciono? Ridicoli in questo caso… Servilismo verso chi? Verso Trump? Ho un intrinseco servilismo, come tutti dovrebbero avere, verso la razionalità… Ma non credo sia un “neo”, un difetto.

O, ancora, pensate davvero che l’inquilino della Casa Bianca si preoccupi di cosa scrive un editorialista a San Marino? Ma fatemi il piacere… anzi, fatelo alla vostra dignità!

Volete parlare di realismo? Io non mi piego ai dogmi. Il vero servilismo che fa difetto è quello di chi, pur di non ammettere che il Re è nudo (e l’ONU è il suo sarto dotato di stoffa invisibile), preferisce proteggere l’immunità degli aguzzini in nome di una “legalità” che esiste solo nei vostri comunicati stampa e nelle imbottiture delle poltrone del Palazzo di vetro di New York.

Cari “compagni” senza più compagnia diversa da Kim Jong-un, Xi Jinping, Miguel Díaz-Canel e To Lam, la forza di un piccolo Stato non sta nel farsi scudo con la Carta ONU finendo poi per far il gioco di un tiranno – ahivoi, socialista, o comunista che dir si voglia! – come Maduro, ma nell’avere il coraggio di distinguere i fatti dalla propaganda.

Tra i vostri commi sulla War Powers Resolution e la realtà brutale di un Venezuela liberato da un “macellaio”, io continuo a preferire i fatti. E i fatti – almeno a mio parere – dicono che l’unica regola uguale per tutti, in questo mondo, è che la vostra razionalità finisce esattamente dove iniziano i vostri interessi – politici, ovviamente – di bottega.

Enrico Lazzari

 

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