San Marino. Walter Nicoletti Dovesi (La Serenissima) sull’intervista del coordinatore di Repubblica Futura Marco Podeschi.

Negli ultimi mesi la dialettica politica sammarinese è stata segnata da un tratto ricorrente: l’inasprimento del linguaggio e delle iniziative di Repubblica Futura (RF). Una linea che appare sempre meno orientata al confronto sui contenuti e sempre più alla delegittimazione sistematica dell’avversario politico. Non un’opposizione di merito, ma una sequenza di attacchi personali, vittimismo politico e ricostruzioni parziali della realtà.

Walter Nicoletti Dovesi, La Serenissima

Un atteggiamento che non passa inosservato nel contesto istituzionale e che, secondo molte realtà politiche e sociali del Paese, non contribuisce né a migliorare la qualità del dibattito pubblico né a individuare soluzioni concrete per le questioni più urgenti di San Marino.

L’intervista rilasciata dal Coordinatore di Repubblica Futura – con l’ipotesi di elezioni anticipate e la rappresentazione di un sistema di governo “allo sbando” – ha riacceso un tema che la maggioranza solleva da tempo: la responsabilità politica diretta che RF ha avuto nella stagione 2016–2020.

Il recente comunicato della maggioranza, in replica alle dichiarazioni di Marco Podeschi, ha richiamato alcuni elementi che spesso vengono rimossi dal racconto di RF. Non si tratta soltanto degli anni al Governo, con Podeschi, Renzi e Zafferani al Congresso di Stato. La memoria appare ancora più selettiva se si considera che Alleanza Popolare, da cui RF eredita gran parte della propria classe dirigente, ha governato in modo continuativo per un decennio, dal 2006 al 2019, prima di contribuire alla caduta dell’ennesimo esecutivo.

Oggi quella fase viene raccontata come un intervento salvifico tra le macerie lasciate da altri. Un racconto che omette però nodi mai sciolti: dagli effetti della crisi bancaria alle fratture sociali generate da riforme avviate e mai portate a compimento.

Ciò che più preoccupa, tuttavia, è la deriva del metodo.

Gli attacchi personali – più che le contestazioni dell’azione politica – sono diventati una costante. E i casi, negli ultimi mesi, si sono moltiplicati.

Il caso Tomasetti è emblematico: RF si è scagliata contro la presidente della Banca Centrale, attribuendole responsabilità politiche che non le competono, in relazione alla gestione della crisi di Banca CIS. Dimenticando che la proposta alternativa sostenuta all’epoca – la cessione a Stratos – avrebbe esposto il sistema sammarinese a rischi ancora maggiori, come emerso anche dai lavori della Commissione d’Inchiesta CIS.

Poi ci sono le cosiddette “decadenze”. Ogni volta che un Segretario di Stato rappresenta un ostacolo alla narrazione di RF, prende forma una strategia di delegittimazione costruita su presunte incompatibilità e ipotesi di decadenza. Accuse gravi, lanciate con grande enfasi politica e mediatica, salvo poi dissolversi quando vengono sottoposte a verifica giuridica.

Colpisce, in questo contesto, un elemento che dice molto del metodo adottato: uno dei Segretari di Stato finiti nel mirino è risultato, tramite la società che falsamente era stata coinvolta, assistito legalmente da un avvocato che siede tra i banchi dello stesso partito che ne invocava la decadenza. Un corto circuito evidente, che avrebbe richiesto quantomeno una riflessione politica e istituzionale. Riflesso che, però, non c’è stato. E nessuno ha sentito il dovere di fare un passo indietro quando le accuse si sono rivelate infondate.

San Marino. Le false accuse di Repubblica Futura al Segretario Matteo Ciacci. La toppa è peggio del buco … di Marco Severini

A rendere ancora più evidente la natura strumentale di questa impostazione è l’alternanza selettiva dei bersagli. La linea di RF sembra variare non in base a un principio politico coerente, ma all’utilità del momento.

Pedini è passato, nel tempo, dall’essere indicato come avversario da neutralizzare a interlocutore con cui dialogare, nel momento in cui il contesto politico lo ha reso funzionale a nuove geometrie.

Beccari, al contrario, è rimasto sostanzialmente fuori dal fuoco delle critiche, in una fase in cui RF guarda con interesse a possibili ricollocazioni future con la Democrazia Cristiana.

Diverso, infine, il trattamento riservato a Libera e all’ISS: attacchi a tutto campo, spesso con toni esasperati, utili a costruire una contrapposizione netta e a cavalcare il conflitto, anche a costo di forzare i fatti.

Una dinamica che rafforza l’idea di un’opposizione a geometria variabile, nella quale il metro di giudizio non è la coerenza politica, ma la convenienza del momento.

Chi segue con attenzione i lavori del Consiglio Grande e Generale percepisce chiaramente che Repubblica Futura non sta esercitando un’opposizione costruttiva. L’impressione diffusa è che ogni intervento sia calibrato su un’unica priorità: massimizzare il rendimento politico di partito, anche a costo di indebolire le istituzioni e alimentare la sfiducia dei cittadini.

Il messaggio che arriva non solo dalla maggioranza, ma anche da una parte crescente dell’opinione pubblica più attenta, è chiaro: per tornare protagonista, RF deve recuperare sostanza e credibilità.

Questo significa confrontarsi sui contenuti e non sugli slogan, presentare alternative realistiche e non allusioni, riconoscere i propri errori invece di riscrivere la storia recente, abbandonare l’idea che il ritorno al potere passi dalla demolizione sistematica dell’avversario.

Solo così Repubblica Futura potrà tornare a essere un interlocutore politico serio.

San Marino non ha bisogno di carnefici né di vittime.
Ha bisogno di responsabilità.
Batti un colpo, RF.
Ma che sia un colpo di verità e di politica, non l’ennesima bordata di propaganda.

Walter Nicoletti Dovesi, La Serenissima