Il caso montato attorno a Matteo Ciacci non nasce dal nulla. Si inserisce in una sequenza precisa, riconoscibile, già vista.
Repubblica Futura aveva già accusato falsamente Ciacci in precedenza, sollevando incompatibilità e ipotesi di decadenza poi rivelatesi infondate. Accuse lanciate con grande enfasi politica e mediatica, salvo dissolversi nel momento in cui venivano sottoposte a verifica giuridica.
Nessuna rettifica. Nessuna assunzione di responsabilità.
Si passa semplicemente al bersaglio successivo o, più spesso, si torna sullo stesso.
Non è casuale.
Ciacci è uno dei Segretari di Stato più operativi, più presenti, più esposti. È quello che si muove di più, che interviene, che prende posizione, che organizza, che entra nel merito. Ed è esattamente per questo che diventa un obiettivo.
Il copione è sempre lo stesso: si costruisce una narrazione laterale, si insinua un dubbio, si amplifica mediaticamente, quando cade, si finge che non sia mai esistita.
Il 20 dicembre 2025 accade esattamente questo.
Viene fatta circolare, da ambienti di Repubblica Futura in Consiglio Grande e Generale una fake news, ovvero la ricostruzione secondo cui la cena natalizia dell’Azienda Autonoma dei Servizi Pubblici sarebbe stata riservata solo a una parte del personale, con esclusioni arbitrarie e malumori interni. Una ricostruzione falsa, priva di riscontri.
Tanto falsa che l’azienda stessa aveva predisposto all’ingresso l’elenco ufficiale dei partecipanti, a dimostrazione che la serata fosse aperta a tutti.
Il Segretario Ciacci viene informato che quella versione stava circolando. Reagisce. Male nei toni, sì. Ma in privato, via WhatsApp, contestando non la persona, ma la falsità della ricostruzione.
Questo è il punto che viene deliberatamente cancellato.
Uno scambio privato viene riesumato a distanza di un mese, isolato dal contesto, privato dell’innesco e trasformato in fatto politico pubblico.
Il titolo de L’Informazione di San Marino parla di “consigliera pesantemente apostrofata”, senza virgolette, senza condizionali, senza spiegare perché quello scambio esiste.
È una forzatura evidente. Perché qui non c’è un abuso di ruolo istituzionale.Non c’è un attacco pubblico.Non c’è un insulto sessista.
C’è una reazione ruvida a una accusa falsa, che, ancora una volta, si rivela tale.
Ed è qui che il quadro si ricompone.
Quando un partito utilizza sistematicamente accuse non verificate, incompatibilità immaginarie, scandali costruiti e vittimismi a posteriori, non sta facendo opposizione. Sta facendo altro.
E quando il bersaglio ricorrente è sempre lo stesso Segretario, quello più attivo, quello che “si fa più da fare”, il disegno è chiaro: non colpire un errore, ma indebolire chi produce risultati.
Questo non assolve i toni. Ma smaschera l’inganno.Perché l’inganno non sta nel linguaggio di una chat privata. Sta nel metodo politico che trasforma una falsità in accusa, un’accusa in scandalo e uno scandalo in titolo.
San Marino ha già visto questo film e non va affatto bene: le autorità di controllo ci sono per questo!
E sa come finisce: con molta propaganda e pochissima verità. Ma poi come rimane colui che ha subito questa maldestra operazione?
Potrebbe accadere ad ognuno di voi! A questo bisogna porre rimedio, immediatamente.
Marco Severini – direttore del GiornaleSM











