Un banale incidente domestico che si trasforma in un percorso a ostacoli burocratico, mettendo a nudo le criticità di collegamento tra la sanità dell’entroterra e quella della riviera. È quanto accaduto a un cittadino dell’Alta Valmarecchia che, pur munito di diagnosi e invio specialistico, si è visto costretto a ricominciare l’iter d’accettazione da zero una volta giunto a Rimini, intasando ulteriormente un sistema già sotto pressione per il picco influenzale.
La denuncia arriva in un comunicato diffuso oggi dal Comitato “Giù le mani dall’ospedale di Novafeltria”, a firma di Livio Cursi. La vicenda prende le mosse dal Punto di Primo Intervento (PPI) di Novafeltria, dove il paziente si era recato per le conseguenze di un morso di gatto. Il medico di turno, rilevata una sospetta infezione e impostata la terapia antibiotica, ha redatto un verbale ufficiale consigliando una consulenza urgente presso il Pronto Soccorso ortopedico di Rimini.
Tuttavia, la “staffetta” tra i due presidi sanitari si è inceppata. Una volta arrivato all’Ospedale Infermi, il paziente ha scoperto che il referto del collega di Novafeltria non costituiva un lasciapassare per lo specialista. “Il verbale del medico non basta”, spiega la nota del Comitato, raccontando come l’uomo abbia dovuto rimettersi in coda, rifare l’accettazione al triage e attendere nuovamente il proprio turno, come se non fosse mai stato visitato prima.
“Un sistema che si morde la coda”, commenta duramente Cursi. L’episodio solleva interrogativi sulla reale efficacia della rete “Hub & Spoke”, il modello che dovrebbe garantire il collegamento fluido tra centri periferici e ospedali centrali. Secondo il Comitato, questa prassi non solo duplica i carichi amministrativi e svilisce la professionalità del medico del PPI, la cui diagnosi viene di fatto “declassata a semplice suggerimento”, ma aggrava il sovraffollamento delle sale d’attesa riminesi in un momento critico per la salute pubblica.
La richiesta che emerge dall’Alta Valmarecchia è chiara: istituire un canale diretto o un percorso protetto per i pazienti già presi in carico dai presidi territoriali, evitando inutili doppi passaggi. “Ci siamo occupati in diverse occasioni di questa anomalia, ma evidentemente non siamo riusciti a essere convincenti”, conclude Cursi, assicurando che il Comitato continuerà a battersi affinché la burocrazia non prevalga sul diritto alla salute e sul tempo dei cittadini.












