Gambettola, la Romagna contadina in mostra: le coperte da buoi raccontano due secoli di storia

Un viaggio nel tempo attraverso la canapa, la ruggine e la devozione popolare, per riscoprire un mondo in cui il lavoro nei campi si intrecciava indissolubilmente con il rito e la festa. Sabato prossimo, 17 gennaio, in coincidenza con la ricorrenza di Sant’Antonio Abate, patrono degli animali e dei contadini, Gambettola inaugura un percorso espositivo di grande valore identitario. L’iniziativa, annunciata in una nota stampa diffusa da Cristina Minotti, vede protagonista la storica Stamperia Pascucci che, proprio in vista dei suoi duecento anni di attività (1826–2026), apre gli archivi per raccontare la Romagna di fine Ottocento.

L’esposizione, intitolata “Quando i buoi vestivano a festa. Una tradizione romagnola tra arte e fede”, sarà allestita presso il Centro Culturale Fellini e resterà aperta al pubblico fino al primo febbraio. Al centro della scena vi sono le “coperte da buoi”: non semplici strumenti funzionali per proteggere il bestiame dal freddo durante fiere e mercati, ma veri e propri paramenti sacri e propiziatori. Questi drappi in canapa, decorati a mano con la tradizionale tecnica della stampa a ruggine, servivano infatti ad adornare gli animali con simboli legati alla vita rurale e alla fede.

Spighe di grano, grappoli d’uva, tralci di vite e, immancabile, l’effigie di Sant’Antonio Abate: le decorazioni non avevano solo fini estetici. Nella cultura contadina romagnola, queste coperte assumevano un forte valore magico-religioso. Si riteneva che le iconografie sacre proteggessero il prezioso bestiame dall’invidia e dal malocchio, temuti come causa di malattie e disgrazie nelle stalle.

La Stamperia Pascucci, custode di questo sapere da due secoli, mette in mostra un patrimonio unico, frutto di un archivio che conta oltre seimila stampi in legno. Tra i pezzi esposti, spiccano le matrici dedicate al Santo protettore, incluse quelle realizzate su richiesta di Riccardo Pascucci da grandi nomi della cultura come Dario Fo, Tinin Mantegazza, Ilario Fioravanti e Tonino Guerra. Ad arricchire il percorso visivo ci saranno le fotografie in bianco e nero di Pier Paolo Zani e un imponente Sant’Antonio in legno, opera di Fiorenzo Montalti su disegno di Mantegazza.

“Questa mostra rappresenta per la nostra famiglia un momento di profonda emozione e di restituzione alla comunità”, dichiarano Giuseppe e Riccardo Pascucci. “Le coperte da buoi raccontano le radici della nostra storia, intrecciata a quella della Romagna contadina. Inaugurare nel giorno di Sant’Antonio la rende ancora più significativa”. Un sentimento condiviso dall’amministrazione comunale, che patrocina l’evento. Il sindaco Eugenio Battistini e la vice sindaca Serena Zavalloni sottolineano come la Stamperia non sia solo un’azienda, ma “un laboratorio culturale prezioso per il nostro territorio”.

L’inaugurazione è fissata per le ore 15.00 di sabato 17 gennaio. La mostra sarà visitabile il sabato dalle 15.00 alle 19.00 e la domenica anche al mattino, dalle 10.00 alle 12.00. Durante la settimana, spazio alle scuole e ai gruppi su prenotazione, per tramandare alle nuove generazioni la memoria di una civiltà rurale che ha plasmato l’identità romagnola.