Forlì-Cesena, scuola e tagli: Garavini contro il governo per le due autonomie a rischio

Un atto “grave e punitivo” che rischia di indebolire il tessuto sociale del territorio, trattando l’istruzione come una mera questione di bilancio. Non usa mezzi termini Milena Garavini, consigliera provinciale di Forlì-Cesena, per commentare il commissariamento della Regione Emilia-Romagna disposto dal governo sul fronte del dimensionamento scolastico. Al centro della polemica c’è la scure che si sta per abbattere sulla rete educativa locale: secondo le stime, la provincia romagnola potrebbe perdere due autonomie scolastiche.

La presa di posizione arriva attraverso una nota ufficiale diffusa oggi, mercoledì 14 gennaio, in risposta alla decisione di Roma di intervenire d’autorità sulle regioni – tra cui anche Sardegna, Toscana e Umbria – che si erano opposte ai nuovi parametri nazionali. Per Garavini, quella dell’Esecutivo è una scelta politica precisa che “scarica sui territori, e in particolare su quelli più deboli, il prezzo di una decisione tutta politica”, mascherata dietro la “retorica della razionalizzazione”.

I numeri delineano uno scenario preoccupante per l’Emilia-Romagna: il provvedimento comporta il taglio di 17 autonomie a livello regionale, il che significa 17 dirigenti scolastici e altrettanti direttori dei servizi generali e amministrativi (DSGA) in meno. “Per la Provincia di Forlì-Cesena presumibilmente si tratta della perdita di 2 autonomie”, avverte la consigliera, sottolineando come questo colpisca una regione che già rispetta i parametri e ha già affrontato accorpamenti in passato.

L’allarme rosso riguarda soprattutto le aree interne e collinari, dove la scuola non è solo un edificio, ma l’ultimo baluardo dello Stato. “In questi contesti la scuola non è un ufficio da accorpare, ma un presidio essenziale di coesione sociale”, spiega Garavini. Il timore è che gigantismo scolastico e accorpamenti forzati allontanino i centri decisionali dalle famiglie: “Nelle scuole di collina questo significa meno presenza, meno ascolto e meno capacità di costruire risposte educative su misura”.

L’attacco è diretto anche al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Secondo la consigliera provinciale, “siamo di fronte a una logica puramente contabile che ignora deliberatamente la realtà dei territori”. Il messaggio che arriva dalla capitale viene letto come un avvertimento a chi tenta di tutelare le comunità più fragili. “Continueremo a opporci a decisioni calate dall’alto”, conclude Garavini, ribadendo che la difesa della scuola pubblica e della sua capillarità è l’unica strada per garantire un futuro alle comunità locali e contrastare lo spopolamento.