Un ritardo che pesa come un macigno sulla credibilità internazionale del Titano e che accomuna la Repubblica più antica del mondo a scenari di instabilità politica ben distanti dalla realtà sammarinese. È una denuncia forte, documentata e senza appello quella lanciata oggi dall’associazione Attiva-Mente: San Marino ha ratificato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD) nel 2008, ma dopo quasi vent’anni non ha ancora presentato il rapporto iniziale obbligatorio.
In una nota diffusa questa mattina, il Consiglio Direttivo dell’associazione punta i riflettori su una inadempienza che non è solo burocratica, ma sostanziale. Tutto ruota attorno all’articolo 35 della Convenzione, che impone agli Stati firmatari di inviare un report dettagliato entro due anni dalla ratifica per illustrare progressi, criticità e diritti ancora negati. Un obbligo che San Marino ignora da 18 anni.
“Non si trattava di una gentile sollecitazione né di una buona pratica opzionale. Era il richiamo a un obbligo giuridico”, scrive Attiva-Mente, ricordando la visita sul Titano nel 2018 di María Soledad Cisternas Reyes, Inviata Speciale delle Nazioni Unite. Già allora, il messaggio fu inequivocabile: quel documento andava fatto. Eppure, il silenzio è proseguito.
Il dato più imbarazzante emerge scorrendo la “lista nera” pubblicata sul sito del Comitato OHCHR. Su oltre 190 Stati parte, solo una manciata non ha mai presentato il rapporto iniziale. E in questo elenco, San Marino si trova in compagnia di nazioni segnate da conflitti o profonde crisi strutturali. “Il quadro è impietoso”, sottolinea l’associazione, elencando i compagni di viaggio di questa inadempienza: tra gli altri figurano Somalia, Libia, Congo, Guinea Equatoriale ed Eritrea.
“La situazione di San Marino diventa particolarmente difficile da difendere”, incalzano dal direttivo. Il paradosso è evidente: uno Stato democratico, stabile e storicamente attento ai diritti umani si ritrova accomunato a realtà geopolitiche fragilissime. Ma per Attiva-Mente non è una questione di immagine, bensì di sostanza politica. Il rapporto mancante impedisce di fatto qualsiasi valutazione esterna e trasparente sullo stato dell’arte dell’inclusione sul Titano.
“Il Rapporto iniziale non serve a dimostrare che va tutto bene, ma a riconoscere le criticità, a individuare le lacune normative e ad avviare un dialogo serio”, prosegue la nota, citando il principio cardine del movimento per la disabilità: nulla su di noi senza di noi. La mancata redazione del documento blocca il confronto e nasconde la polvere sotto il tappeto.
La conclusione dell’associazione suona come una sveglia per Palazzo Pubblico e per la politica intera. Presentare quel dossier “non è un favore fatto alle Nazioni Unite”, ma un atto dovuto ai cittadini sammarinesi con disabilità e alle loro famiglie. “Lo chiediamo noi. Lo chiede la Convenzione”, chiude Attiva-Mente, esigendo che il Paese recuperi il tempo perduto e si misuri finalmente con responsabilità e trasparenza davanti alla comunità internazionale.












