Cari Sammarinesi, scusate il disturbo. So che in questi giorni le vostre menti sono occupate a misurare la temperatura del “buonismo” di Stato e a discutere di come accogliere la Palestina intera sul Titano, ma mentre il Palazzo Pubblico si specchia nella sua presunta virtù – almeno l’ala sinistra del medesimo – c’è un pezzo di mondo che affoga nel sangue e un altro, sovrastato da tre torri, che pare in letargo visto il silenzio che puzza di complicità.
Parliamo dell’Iran. No, non dell’Iran delle cartoline e dei tappeti, ma di quello che dal 28 dicembre scorso è diventato un mattatoio a cielo aperto. I dati che filtrano attraverso le maglie di un blackout digitale che ha ridotto la connettività al 1% — un vero Medioevo tecnologico imposto per coprire i crimini — raccontano una verità che i vostri rappresentanti istituzionali preferiscono ignorare, forse per non disturbare il sonno della loro ideologia. O forse perchè il regime iraniano è il maggiore “sponsor” di Hamas, del governo terrorista di Gaza?
Volete i numeri che la vostra politica sembra ignorare? Eccoli. Mentre il regime di Teheran, con un sussulto di ridicola “onestà”, ammette circa 2.000 vittime (ovviamente dando la colpa a Israele e USA, un disco rotto che ormai non incanta più nessuno), le fonti indipendenti più coraggiose parlano di una carneficina che sfiora i 12.000 morti. Dodicimila. In poco più di due settimane. È come se, in quindici giorni, venisse cancellata dalla faccia della terra poco meno metà della popolazione residente nella vostra Repubblica.
E come muoiono questi ragazzi? Non per “incidenti” di percorso. Muoiono per ordini precisi: colpi di arma da fuoco alla testa e agli occhi. Mirano agli occhi per accecare una generazione che ha osato guardare in faccia il potere. Mirano alla testa perché pensare, per questo regime, è il peccato mortale. E chi non muore in strada finisce nelle fauci di un sistema giudiziario che usa il reato di “Moharebeh” (inimicizia contro Dio) come una licenza di uccidere. Il caso del 26enne Erfan Soltani, la cui corda del cappio è stata allentata solo ieri per un macabro rinvio, è solo la punta di un iceberg fatto di 18.000 arresti, tutti a rischio impiccagione.
Ma il vero spettacolo grottesco è qui, sul Titano. Dove sono i rivoluzionari da tastiera di Libera , o gli “sdegnati” di Rete, o gli “umanisti” di Demos? Dove sono i comunicati sempre pronti del PDCS o del PSD? Il silenzio che arriva dalle sedi dei vostri partiti è così fitto che si potrebbe tagliare con un coltello. Sembra che la sinistra sammarinese abbia deciso di pulire i propri occhiali con la bandiera dell’anti-occidentalismo, finendo per non vedere più nulla.
Se la repressione è figlia di un regime che odia l’Occidente, allora per i vostri progressisti di Palazzo quel sangue vale meno? Se a sparare non è un soldato con le stellette “filo-americane”, allora quelle vite sono solo un fastidioso rumore di fondo che disturba il brunch dell’accoglienza?
È paradossale: San Marino sventola decreti per dimostrare al mondo quanto è generosa, ma poi chiude occhi, orecchie e bocca davanti a un massacro sistematico perché il carnefice non rientra nel “nemico standard” della loro narrazione ideologica. Le vostre Associazioni, sempre pronte a lanciare petizioni per ogni causa che profumi di “politicamente corretto”, oggi sembrano aver smarrito la penna. Forse la libertà iraniana non ha il pedigree giusto per i vostri standard da salotto?
Svegliatevi… L’Iran, oggi, gronda di sangue e stavolta il silenzio della Repubblica è la firma in calce a una condanna a morte collettiva. Se non avete il coraggio di condannare senza se e senza ma, allora smettetela di parlarci di “valori della libertà”.
Io la sveglia l’ho suonata, e il rumore è sgradevole come il suono di una corda che si stringe al collo di un ventenne. Vediamo chi ha il coraggio di scendere per primo dal letto della propria ipocrisia.
Enrico Lazzari











