Rimini, movida e sicurezza: il monito del criminologo Affronte dopo la strage di Crans-Montana

L’eco della terribile tragedia di Crans-Montana, costata la vita a quaranta giovani in Svizzera, scuote le coscienze anche sulla Riviera romagnola, riaccendendo i riflettori sul delicato tema della sicurezza nei luoghi del divertimento. A lanciare l’allarme è il criminologo ed esperto di security Massimo Affronte che, in un comunicato diffuso alla stampa, invita gestori e istituzioni a non abbassare la guardia, sottolineando come le carenze sul fronte della prevenzione antincendio riguardino spesso anche i locali regolarmente autorizzati.

Affronte, che già alla vigilia dell’ultimo Capodanno aveva denunciato i rischi legati ai party abusivi e improvvisati, torna sull’argomento con toni preoccupati. “Vengono i brividi a ripensarci, ma il mio monito era chiaro: la sicurezza è percepita troppo spesso come un costo perché non si pensa mai al peggio, attenzione però a risparmiare su certi aspetti”, dichiara l’esperto. La sua analisi non vuole essere un esercizio di dietrologia su quanto accaduto oltralpe, vicenda di cui si occuperà la magistratura elvetica, quanto piuttosto uno spunto per una riflessione “in casa nostra”.

Il punto critico, secondo il criminologo, non riguarda solo l’abusivismo, ma la gestione quotidiana delle discoteche ufficiali. “La legge parla chiaro, i piani di sicurezza prevedono un numero preciso di addetti all’antincendio, ma poi nella realtà molti fanno i furbi”, spiega Affronte. La denuncia è precisa: spesso il personale preposto alla sicurezza antincendio esiste solo sulla carta, mentre nella pratica viene impiegato alla cassa, al bar o come buttafuori all’ingresso. “L’antincendio dovrebbe fare solo l’antincendio, essere riconoscibile, presidiare le uscite di sicurezza, controllare gli estintori e gestire situazioni di emergenza. Mica servire cocktail o sedare risse”.

Una gestione corretta delle risorse umane e delle procedure avrebbe potuto evitare il disastro svizzero? “Non ho la palla di vetro per dirlo, ma forse sarebbero morte meno persone”, osserva Affronte. Al di là delle indagini sul sovraffollamento, un addetto qualificato ha il compito di verificare che le uscite di sicurezza siano apribili a spinta e sgombre da ostacoli, oltre a indirizzare la folla per evitare il panico in caso di necessità. L’esperto punta il dito anche sulla mancanza di formazione pratica: “Una o due volte all’anno sarebbero previste anche simulazioni per capire come muoversi in caso di emergenza, ma diciamocelo pure: chi mai le ha fatte?”.

La conclusione di Affronte è amara ma necessaria per il futuro del settore dell’intrattenimento notturno: “La sicurezza non è un costo, ma un investimento. Purtroppo però ce ne accorgiamo sempre troppo tardi”.