Si riapre la partita giudiziaria sulla carcerazione di Louis Dassilva, il cittadino senegalese unico indagato per l’omicidio di Pierina Paganelli, in cella da oltre due anni. Nelle scorse ore, la Corte di Cassazione ha depositato le motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 31 ottobre, aveva rinviato gli atti al Tribunale del Riesame di Bologna. Nelle trenta pagine vergate dagli ermellini emerge un punto cruciale che rimette tutto in discussione: la credibilità di Manuela Bianchi e, in particolare, la solidità della sua seconda versione dei fatti.
I giudici della Suprema Corte hanno rilevato quella che definiscono una manifesta illogicità nella valutazione operata precedentemente dal Riesame. Al centro della lente d’ingrandimento c’è il repentino cambio di rotta della nuora della vittima ed ex amante dell’indagato. Se in una prima fase la donna aveva fornito una ricostruzione, successivamente, durante l’incidente probatorio, ha ritrattato collocando Dassilva nel garage di via del Ciclamino proprio negli istanti antecedenti il ritrovamento del cadavere. Secondo la Cassazione, non è stato spiegato a sufficienza perché questa seconda narrazione debba essere considerata a priori più attendibile della prima.
Il dubbio sollevato dai giudici romani è sottile ma determinante: il voltafaccia di Manuela potrebbe essere letto come una liberazione dal peso di coprire l’amante, ora che la relazione è finita, rendendo quindi il racconto veritiero; tuttavia, non si può escludere l’ipotesi opposta, ovvero che la nuova versione sia frutto di falsità dettate dal risentimento per la fine del rapporto extraconiugale e per le dichiarazioni rese dallo stesso Dassilva. Su questo snodo, la Corte chiede al Riesame una motivazione molto più rigorosa, che incroci le dichiarazioni con le nuove risultanze investigative, incluse le perizie foniche sulle voci registrate nel garage e le analisi sulle telecamere della farmacia.
Marginale, ma presente nelle motivazioni, anche il passaggio sull’alibi fornito dalla moglie dell’indagato, Valeria Bartolucci. La Corte osserva che la donna, essendosi ritirata in camera e avendo impostato la sveglia intorno alle 22.12, non era oggettivamente nelle condizioni di monitorare se il marito fosse uscito o meno dall’appartamento dopo quell’orario, rendendo la sua testimonianza non risolutiva per l’arco temporale del delitto.
La pubblicazione delle motivazioni è stata accolta con favore dal collegio difensivo del senegalese, rappresentato dagli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi, i quali hanno sottolineato come la Suprema Corte abbia recepito la necessità di applicare criteri molto più stringenti per verificare l’attendibilità della Bianchi. Di segno opposto la lettura dei legali di Manuela Bianchi, secondo i quali la seconda versione della donna troverebbe pieno riscontro negli elementi esterni emersi successivamente, come le perizie audio, rendendo la ritrattazione coerente con il quadro probatorio, indipendentemente dal momento in cui è avvenuta. Ora la parola tornerà ai giudici di Bologna per una nuova, delicata valutazione.












