A quasi un secolo da una delle notti più buie della marineria romagnola, la Perla Verde si ferma per ricucire il filo della memoria con il suo passato marinaro. Questo sabato, 17 gennaio, alle ore 11:00, la rotonda di viale Torino, proprio di fronte al piazzale Marinai d’Italia, ospiterà la cerimonia di svelamento della prua della motobarca “Bruna”, il monumento simbolo del tragico naufragio avvenuto durante il terribile inverno del 1929.
L’iniziativa, promossa dall’amministrazione comunale, restituisce alla città un’opera che il tempo e la salsedine avevano ammalorato. Il manufatto, originariamente inaugurato nel 2008, è stato completamente ricostruito da Geat per tornare a essere un punto di riferimento visivo ed emotivo per la cittadinanza. Sulla prua campeggerà una targa commemorativa con i nomi dei cinque membri dell’equipaggio inghiottiti dalle onde: Secondo Tomassini, Paolo Ceccarelli, Roberto Pronti, Giulio Gennari e il giovanissimo Ubaldo Righetti, che all’epoca aveva solo 19 anni.
“Inauguriamo questo manufatto non solo come un’opera di arredo urbano, ma come un pilastro della nostra memoria storica”, ha dichiarato la sindaca Daniela Angelini. “Svelare la prua della Bruna proprio il 17 gennaio significa rendere giustizia a un sacrificio che ha segnato profondamente la nostra marineria e l’intera comunità. Vogliamo che i loro nomi tornino a far parte della quotidianità della nostra città”.
La data scelta non è casuale, ma segna il novantasettesimo anniversario di quella tragedia consumatasi nell’anno del “Nevone”, un inverno di gelo eccezionale che mise in ginocchio la costa. La “Bruna”, all’epoca fiore all’occhiello della flotta riccionese, si inabissò nella notte tra il 16 e il 17 gennaio a circa 10 miglia dalla costa, mentre tentava disperatamente di raggiungere il porto di Rimini per sfuggire a un improvviso fortunale. Un dramma che si tinse di mistero e dolore fino all’ottobre successivo, quando il relitto fu ritrovato sul fondale in un assetto spettrale, ancora verticale, con la punta dell’albero maestro che sfiorava la superficie. Da sabato, quel simbolo tornerà a guardare l’orizzonte, monito e orgoglio per le future generazioni.












