Un’aggressione di inaudita ferocia, consumata senza alcun motivo apparente nel luglio del 2025, ha portato oggi, giovedì 15 gennaio 2026, all’esecuzione di misure cautelari restrittive per due giovani stranieri. I carabinieri hanno rintracciato e condotto in carcere i responsabili, entrambi ventiquattrenni, accusati di aver teso un vero e proprio agguato a un connazionale di 39 anni che si trovava a Colorno, in provincia di Parma. Uno dei due indagati è stato catturato lunedì scorso, 12 gennaio, a Pennabilli, dove i militari di Novafeltria lo hanno individuato mentre era impegnato in un’attività lavorativa.
La ricostruzione degli inquirenti, accolta dal Gip su richiesta della Procura della Repubblica, descrive una scena di violenza estrema. La vittima era seduta su un muretto insieme a un amico quando i due aggressori, probabilmente alterati dall’abuso di alcol, si sono avvicinati. Il 39enne, già indebolito da una grave patologia cardiaca, non ha avuto la possibilità di fuggire. Mentre uno dei ventiquattrenni immobilizzava l’uomo incitando il compagno a colpire, l’altro ha utilizzato una bottiglia di vetro rotta come arma, infierendo ripetutamente sul volto del malcapitato e completando il pestaggio con una serie di calci su tutto il corpo.
Le conseguenze cliniche per la persona offesa sono state drammatiche e irreversibili. Il referto medico ha infatti documentato un trauma cranio-facciale accompagnato da fratture multiple e, soprattutto, lo scoppio del bulbo oculare destro. Questo trauma ha causato la perdita totale e permanente della vista da un occhio, segnando per sempre la vita dell’uomo. Non paghi dell’aggressione fisica, nei giorni successivi i due indagati avrebbero tentato di coprire le proprie tracce intimidendo la vittima e l’unico testimone oculare, minacciando ulteriori ritorsioni violente nel caso in cui avessero deciso di rivolgersi alle autorità.
Il provvedimento di custodia cautelare in carcere risponde alle pesanti accuse di lesioni personali volontarie gravissime e minacce, aggravate dall’uso di armi improprie e dalla vulnerabilità fisica della vittima. Con il fermo eseguito pochi giorni fa nel riminese e il contestuale arresto del complice, si conclude la prima fase di un’indagine che ha fatto luce su un episodio di brutalità gratuita, garantendo la messa in sicurezza di due soggetti ritenuti estremamente pericolosi per la collettività.












