A Bologna l’emergenza sicurezza è tornata prepotentemente al centro del dibattito pubblico oggi, venerdì 16 gennaio. A sollevare la questione è stata Confesercenti, che ha tracciato un quadro preoccupante della situazione attuale, denunciando un clima di paura diffusa tra gli esercenti e rischi concreti per la tenuta del tessuto economico e turistico della città.
L’associazione di categoria ha evidenziato come la qualità della vita urbana abbia subito un netto peggioramento. Tra le cause principali individuate vi è la progressiva scomparsa delle attività di vicinato, che storicamente garantivano un presidio sociale fondamentale e un controllo capillare del territorio. Il vuoto lasciato dai negozianti è stato colmato, secondo l’analisi, da fenomeni di degrado, piazze di spaccio e dalla presenza di bande giovanili, spesso identificate con il fenomeno dei “maranza”.
La preoccupazione maggiore riguarda l’incolumità delle attività stesse, sempre più spesso vittime delle cosiddette “spaccate” alle vetrine. Questo scenario di insicurezza sta generando conseguenze tangibili: i cittadini tendono a evitare le zone a rischio preferendo i centri commerciali, con un impatto negativo diretto sui fatturati e sull’attrattività turistica del capoluogo emiliano. Di fronte a questa situazione, la richiesta è quella di un incremento dei presidi delle forze dell’ordine e dell’applicazione di regole certe.
Sulla questione è intervenuto il Direttore Generale di Confesercenti Bologna, Loreno Rossi, il quale ha ribadito che la percezione di insicurezza deriva da una doppia criticità. Da un lato, ha spiegato Rossi, pesa l’assenza della rete di piccole imprese che fungevano da sentinelle nei quartieri; dall’altro, si assiste a una saldatura tra la delinquenza locale e quella di matrice straniera. Il Direttore ha sostenuto, in particolare, che una parte della criminalità è alimentata da cittadini extracomunitari giunti in Italia non con l’intento di lavorare, bensì per dedicarsi ad attività illecite.











