“Parlamento o parlatoio?”. È con questa domanda provocatoria che il Partito dei Socialisti e dei Democratici (Psd) ha lanciato un appello per la revisione del regolamento consiliare. In un intervento diffuso attraverso i propri canali ufficiali, la forza politica del Titano mette nel mirino le lungaggini dell’Aula, chiedendo un cambio di passo deciso per evitare che il dibattito politico si trasformi in un freno per l’intero sistema Paese.
La posizione del Psd parte da una constatazione critica sull’attuale svolgimento dei lavori parlamentari: “Quando il confronto diventa ripetitivo, stanco e inutilmente lungo, a perderci non è la politica: è il Paese”. Da qui la proposta di mettere mano alle regole d’ingaggio del Consiglio Grande e Generale. Non si tratta, precisano dal partito, di una mossa per “togliere voce a qualcuno”, ma di una necessità operativa per rendere l’attività legislativa “più efficace, dinamica e utile”.
Tre i pilastri della riforma auspicata dai socialisti e democratici: maggiore efficienza nei lavori, un innalzamento della qualità del confronto e, punto cruciale per gli equilibri democratici, “più garanzie per l’opposizione”. L’obiettivo è ridurre quello che viene definito un continuo “tira e molla” per lasciare spazio a “più responsabilità” e, soprattutto, a risultati tangibili.
La sfida lanciata dal Psd punta a modernizzare l’istituzione per renderla più reattiva alle esigenze della cittadinanza. La modifica del regolamento non viene presentata come un semplice tecnicismo burocratico, ma come il mezzo necessario per raggiungere un fine più alto: “Migliorare la vita delle persone attraverso il miglioramento del funzionamento delle istituzioni”.











