Giornata di alte tensioni diplomatiche e politiche quella di oggi, venerdì 16 gennaio, che vede intrecciarsi le dinamiche del conflitto in Ucraina con la tenuta della maggioranza di governo in Italia. Mentre dal Cremlino arrivano segnali contrastanti di apertura condizionata, a Roma il centrodestra si spacca al momento del voto parlamentare sugli aiuti a Kiev.
Vladimir Putin, ricevendo oggi le credenziali dei nuovi ambasciatori europei, tra cui il rappresentante italiano Stefano Beltrame, ha analizzato lo stato dei rapporti con il Vecchio Continente. Il Presidente russo ha definito le relazioni attuali, comprese quelle con Roma, decisamente insoddisfacenti, attribuendo la colpa della crisi all’avanzata della Nato e alla presunta minaccia che ne deriverebbe per Mosca. Tuttavia, il leader del Cremlino si è detto pronto a lavorare per un ripristino dei legami diplomatici.
Immediata la replica della Farnesina. Il ministro Antonio Tajani ha chiarito che il deterioramento dei rapporti è l’inevitabile conseguenza della scelta russa di invadere l’Ucraina, sottolineando però che la condanna politica e militare non equivale a essere in guerra con il popolo russo. Sulla scena internazionale irrompe anche Donald Trump: l’ex presidente USA ha attaccato Volodymyr Zelensky, indicandolo come il vero ostacolo a un accordo di pace che, secondo il tycoon, Putin sarebbe pronto a sottoscrivere. Una narrazione che ha trovato subito il plauso di Mosca.
Le ripercussioni di questo clima si sono sentite pesantemente nelle aule parlamentari italiane. Nonostante la risoluzione della maggioranza sull’Ucraina sia stata approvata da Camera e Senato, la compattezza della coalizione ha mostrato evidenti crepe. Alcuni esponenti della Lega hanno preso le distanze: a Montecitorio i deputati Sasso e Ziello hanno votato contro, criticando quelle che hanno definito acrobazie lessicali per mascherare l’invio di armi, mentre al Senato Claudio Borghi ha scelto di non partecipare al voto.
Di tenore opposto le parole del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Nell’informativa in Aula, il ministro si è detto fiero del sostegno fornito a Kiev, arrivando ad affermare che, se ne avesse la possibilità, invierebbe ulteriori armamenti, lanciando una stoccata a chi, nella sua stessa area politica, sembra vergognarsi di tale supporto. Il nervosismo nella maggioranza tocca anche la sicurezza interna: è stata infatti rinviata alla prossima settimana la commissione Difesa che avrebbe dovuto discutere la risoluzione leghista sul ritorno dei militari nelle strade, punto su cui il Carroccio promette battaglia.











