San Marino, Europa: il silenzio dei sindacati sotto accusa, “ignorano i lavoratori sull’accordo Ue”

“Quei rumorosissimi silenzi”. È un attacco frontale, quello lanciato oggi dal Comitato “I CapiFamiglia”, che punta il dito contro le organizzazioni sindacali del Titano accusandole di un’inerzia ingiustificabile sul tema dell’accordo di associazione con l’Unione Europea. In un comunicato diffuso venerdì 16 gennaio, il comitato referendario solleva dubbi pesanti sull’atteggiamento della triplice, rea – a loro dire – di non prendere posizione su una questione destinata a stravolgere il mercato del lavoro sammarinese.

Il nodo centrale della critica riguarda il “mutismo” sindacale di fronte al principio cardine dell’UE: la libera circolazione di lavoratori e capitali. “A San Marino viviamo il paradosso di un sindacato che non si esprime su questo argomento”, si legge nella nota, che paragona tale omissione a un sacerdote che rifiuta di celebrare il Natale. Per il comitato, l’accordo con Bruxelles avrà “ricadute sostanziali” sui cittadini e sui servizi della Pubblica Amministrazione, ambiti che dovrebbero rappresentare il cuore dell’attività di tutela sindacale.

L’accusa va oltre la semplice negligenza. I CapiFamiglia ipotizzano che dietro il silenzio si celi una “accondiscendenza totale rispetto ai contenuti dell’accordo”, non supportata però da un mandato della base. “Posizione che potrebbe essere legittima – incalzano – a patto che sia sostenuta da argomentazioni, che queste vengano dibattute e condivise dai lavoratori tramite un atto formale, una votazione”. Viene inoltre citato come precedente negativo il recente rinnovo contrattuale nella PA, accusato di aver impoverito i giovani dipendenti.

Il comunicato si chiude con una richiesta paradossale: sono proprio i sindacati, secondo il comitato, che dovrebbero essere in prima fila a chiedere il referendum sull’Europa. “È un istituto previsto per l’approvazione di un normale contratto di lavoro”, ricordano gli attivisti, sottolineando l’incongruenza di non applicarlo a un trattato che “detterà il quadro entro cui i contratti potranno essere scritti”. L’appello finale è contro quella che viene definita una “doppia morale”, invitando le sigle a scendere dal piedistallo di “intoccabile casta” e a non temere il processo democratico del voto popolare.

Di seguito il comunicato stampa integrale:

Ci sono occasioni in cui il silenzio dice molto più di mille parole. Ci sono momenti in cui non esprimersi può significare tanto, esprimere accondiscendenza o opposizione. Come interpretare il silenzio dei tre sindacati (o forse dovremmo dire “del sindacato”, dato l’appiattimento totale su uno solo di essi) riguardo la questione dell’accordo di associazione all’Europa? È espressione di condivisione o di opposizione? In qualsiasi modo lo si pensi, è evidente come questo silenzio sia totalmente inopportuno, per vari motivi.
Innanzitutto, va ricordato di cosa si occupa, o di cosa dovrebbe occuparsi, un’associazione sindacale. Non può esservi dubbio sul fatto che la materia principale, nonché ragione d’essere delle associazioni sindacali, sia il mondo del lavoro e ciò che gravita attorno ad esso. Fatto salvo quanto sopra, è fin troppo evidente che l’eventuale accordo San Marino-Europa avrà ricadute sostanziali sul mondo del lavoro, in particolare sui cittadini sammarinesi e sui servizi della pubblica amministrazione.
Uno dei capisaldi fondativi della UE, forse il più importante e gravido di conseguenze, è infatti la libera circolazione all’interno di essa di capitali e lavoratori. A San Marino viviamo il paradosso di un sindacato che non si esprime su questo argomento, con quale giustificazione non è dato saperlo. Vista l’evidenza della materia come prettamente sindacale, è un po’ come se un sacerdote si rifiutasse di celebrare la santa messa del Natale.
È del resto vero che il disinteresse per i lavoratori e cittadini sammarinesi si è già rivelato in occasione della cancellazione tout court di 10 anni di arretrati e nella sigla di un accordo che impoverisce i giovani entrati nella PA ultimamente e di quelli che vi entreranno, andando a colpire proprio quelle fasce di lavoratori che devono ancora comprare una casa, costituire una famiglia, e che tra l’altro hanno mediamente una formazione scolastica più elevata.
Non si riesce a capacitarsi dell’omertà di tali organizzazioni, non tanto e solo da parte dei loro dirigenti quanto dei propri organismi interni che dovrebbero, il condizionale è d’obbligo, controllarne l’operato. È spiacevole constatarlo, tuttavia il sospetto è che, dietro tale silenzio, vi sia accondiscendenza totale rispetto ai contenuti dell’accordo; posizione che potrebbe essere totalmente legittima a patto che sia sostenuta dalle argomentazioni, che queste vengano illustrate e dibattute e che siano condivise dai lavoratori tramite un atto formale, una votazione.
Tra l’altro, se il sindacato volesse adempiere ai propri fini promuovendo un dialogo fra cittadini e forze politiche, assumerebbe una posizione centrale, di rilievo, in un confronto che sarebbe apprezzato da tutti. Prevale invece la paura del dialogo, del processo democratico; si ha la sensazione che prevalga la paura di vedersi contradditti nelle proprie personali convinzioni, dimenticando di essere i rappresentanti del mondo del lavoro, non i depositari della verità in terra.
La storia si ripete in questi giorni, l’accordo associativo condizionerà e forse rivoluzionerà il mondo del lavoro nel territorio, mentre chi dovrebbe rappresentare le nostre istanze, tutelarci, preferisce tacere. Non bastasse tutto ciò, il sindacato non appoggia nemmeno chi vuole dare la libertà di espressione a noi cittadini, bypassando l’essenziale, a meno che si dica che non viviamo più in una democrazia, esercizio del voto.
La cosa che lascia ancora più esterrefatti è che proprio i sindacati dovrebbero chiedere a gran voce un referendum sulla questione, poiché è un istituto previsto per l’approvazione di un normale contratto di lavoro e anche per accordi minori che riguardano l’organizzazione del lavoro; è evidente che siamo in presenza o di un classico caso di doppia morale o, umanamente parlando, di un caso clinico.
L’associazione all’Unione Europea (seppure in forme che speriamo rispettino le nostre peculiarità) porterà, come detto, conseguenze profonde, ben più profonde nel mondo del lavoro rispetto a quanto può essere scritto in un contratto di lavoro, semplicemente perché ne detterà il quadro entro cui esso potrà essere scritto. Scriverà le nuove regole del gioco, ci dirà quando alzarci e quando metterci seduti. In tutto questo, LORO tacciono, dimentichi di essere lavoratori, come fossero intoccabile casta, custodi di verità a noi aliene, depositari del verbo che noi poveri esseri umani non possiamo comprendere.