Perché la sinistra odia ancora Craxi … di Sergio Pizzolante

Perché la sinistra odia ancora Craxi.

Perché dovrebbe rinnegare se stessa.
Ancora, a 26 anni dalla morte.
L’anno passato, per i 25 anni, sulla tomba di Craxi sono andati il Ministro degli Esteri, del Governo di destra centro Meloni, un liberale con antiche simpatie monarchiche, il Presidente del Senato di antiche nostalgie e fondatore della nuova destra italiana.
25 anni fa circa ci andò Pierferdinando Casini, allora Presidente della Camera.
Pochi mesi prima della morte l’ex Presidente della Repubblica Cossiga.
Di Silvio Berlusconi si sa.
Oggi Crosetto.

Cioè, la Repubblica italiana, ai vari livelli, negli anni, ha provato a fare pace con Craxi, significando, con la presenza nel luogo dell’esilio, la volontà di porre fine ad un’infamia.
Se mi è consentita una battuta, anche la Monarchia.

Infamia!

“Né si può peraltro dimenticare che la Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo – nell’esaminare il ricorso contro una delle sentenze definitive di condanna dell’on. Craxi – ritenne, con decisione del 2002, che, pur nel rispetto delle norme italiane allora vigenti, fosse stato violato il “diritto ad un processo equo” per uno degli aspetti indicati dalla Convenzione europea”.
Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, a 10 anni della morte di Craxi, con una lettera ufficiale ad Anna Craxi.

Ma la sinistra, che è parte di quell’infamia, no.
Parte, perché come disse un grande componente della corrente riformista del PCI, Gerardo Chiaromonte: il mio partito ha scelto la via giudiziaria.
Mani Pulite e l’orda giudiziaria.

Mani pulite e l’orda giudiziaria che sono alla base, sono nell’atto costitutivo, della nascita del PDS, poi Ds, poi Pd.

I riformisti di Napolitano, di Chiaromonte sino a Emanuele Macaluso persero quella battaglia e quella sinistra italiana, post comunista, unitamente alla sinistra cattolica alla Rosi Bindi si adagiarono nell’ordalia giustizialista che ha impestato e infestato il Paese.

Ci vorrebbe una Bad Godesberg italiana, settant’anni dopo quella tedesca.
I socialdemocratici tedeschi portarono Marx, nientemeno, in soffitta.
I cattocomunisti italiani, i “progressisti” Propal, gli amici di Maduro, i Putin boy, quelli che Zelensky deve arrendersi, quelli che l’Iran si ma senza la forza, quelli che l’Europa deve essere forte contro la logica della forza ma senza la forza, senza le armi, dovrebbero mettere in soffitta la stagione giustizialista. Una Bad Godesberg italiana.

Ma quando mai. Quando mai?

Figuriamoci. Hanno scelto Rosi Bindi come
portavoce del No al referendum.
E sono in adorazione delle balle di Gratteri.

E rincorrono Conte che teme il “primato della politica”, cioè, della democrazia.
Aderendo così al principio del “primato della giurisdizione”.
Che si traduce nella sottomissione.
Come vediamo sul Referendum sulla giustizia.

Ci sono stati tentativi, nel passato, di messa in discussione radicale di quella costituente della forca. A sinistra. Poi falliti. Tentativi oggi sottomessi al ponte con Conte.

Ci sono, a sinistra, uomini e donne che nulla c’entrano con questa insalata russa, guidano città e Regioni. In silenzio.

In silenzio quando servirebbe parlare però.

Perché senza la cancellazione di questa infamia la sinistra, il centro sinistra, non ha legittimità politica. E democratica.

Come ha detto Stefania Craxi, neanche quest’anno riescono a chiudere questa infamia.

Su Craxi e sulla deriva del giustizialismo di sinistra che è la principale malattia del Paese.

Sergio Pizzolante