Non bastava la paura per le scosse che martedì scorso hanno fatto tremare la Romagna. A complicare la gestione dell’emergenza ci si è messo anche lo sciacallaggio digitale. L’Amministrazione comunale di Forlì ha dato mandato alla Polizia Locale di avviare indagini serrate per risalire agli autori di una campagna di disinformazione che ha diffuso il panico in città: immagini di scuole ed edifici pubblici crollati o sventrati, diventate virali in pochi minuti ma totalmente false.
In una nota ufficiale diffusa da Piazza Saffi, il Comune denuncia episodi definiti “molto gravi”. Nelle ore più concitate successive al terremoto del 13 gennaio, mentre la protezione civile era al lavoro per le verifiche reali, sulle chat di WhatsApp e sui social network dei forlivesi rimbalzavano fotografie apocalittiche. Scatti che ritraevano strutture scolastiche e palazzi istituzionali ridotti in macerie o fortemente danneggiati. Tutto falso. Si trattava di “immagini contraffatte attraverso macroscopici fotoritocchi” o, ipotesi ancora più inquietante al vaglio degli inquirenti, “create presumibilmente con programmi di intelligenza artificiale”.
L’effetto è stato immediato: centralini intasati e cittadini allarmati per danni mai avvenuti, in un momento in cui l’attenzione doveva essere concentrata sulle reali procedure di sicurezza. Una viralità tossica che, sottolineano dal Comune, “andava a compromettere l’informazione corretta dell’evento e di ciò che veniva indicato alla popolazione rispetto ai comportamenti da assumere”.
Ora la palla passa agli agenti del comando di via Punta di Ferro. L’Amministrazione ha formalizzato la segnalazione alla Polizia Locale, che sta procedendo con le indagini di rito per ricostruire la catena di condivisioni e risalire alla fonte. L’obiettivo è identificare i responsabili e notiziare l’Autorità Giudiziaria: chi ha giocato con la paura dei cittadini rischiando di paralizzare la macchina dell’emergenza potrebbe presto dover rispondere delle proprie azioni davanti alla legge.











