Un quadro di minacce ripetute, richieste di denaro ossessive e una pressione psicologica costante durata anni. E’ questo lo scenario che ha portato all’arresto di un riminese di 43 anni, finito in carcere su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Rimini.
L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, depositata oggi, accoglie la richiesta avanzata dalla Procura e ricostruisce una lunga serie di comportamenti violenti e intimidatori nei confronti del padre, un medico in pensione. Secondo gli atti, l’uomo avrebbe minacciato ripetutamente di morte il genitore, sia direttamente sia tramite terze persone, arrivando a prospettare aggressioni fisiche pur di ottenere denaro.
Le indagini hanno evidenziato come il 43enne avanzasse richieste economiche continue per far fronte a debiti legati all’uso di cocaina e alle spese per alberghi e strutture ricettive in cui alloggiava, spesso pagate proprio dal padre. Un meccanismo che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, andava avanti da quasi vent’anni, tra insulti, intrusioni nella vita privata e minacce sempre piu’ esplicite.
La nuova indagine prende avvio dalla denuncia presentata dal medico il 19 ottobre scorso, successivamente integrata piu’ volte fino all’inizio di gennaio. In quel periodo, secondo quanto accertato, si sarebbe registrata una vera escalation: telefonate incessanti, messaggi violenti, appostamenti sotto casa e richieste di denaro sempre piu’ pressanti. In diversi episodi l’indagato avrebbe preannunciato l’intenzione di uccidere il padre, arrivando a evocare gesti eclatanti in luoghi pubblici.
Quando non riusciva a contattarlo direttamente, l’uomo avrebbe fatto recapitare i messaggi minatori a un’amica di famiglia, aumentando ulteriormente la pressione intimidatoria. Una condotta che, per il tribunale, ha inciso in modo profondo sulla vita della vittima, costretta a cambiare numero di telefono, ad attivare una seconda utenza per motivi di reperibilita’ e a modificare radicalmente le proprie abitudini quotidiane per il timore di incontrare il figlio.
Il giudice sottolinea come il medico e la moglie vivessero in uno stato di ansia e paura costante. Gia’ in passato l’uomo si era rivolto alla giustizia, ottenendo un provvedimento cautelare poi sospeso nel giugno dello scorso anno dopo la remissione della querela. Nonostante cio’, il 43enne era rimasto sottoposto a una misura di prevenzione che gli vietava di avvicinarsi o comunicare con le persone offese, divieto ritenuto ora inefficace.
Per il gip, la personalita’ dell’indagato appare aggressiva e violenta e il rischio di reiterazione del reato e’ considerato concreto e attuale, tanto da prospettare la riqualificazione dei fatti da atti persecutori a maltrattamenti in famiglia. Le minacce vengono definite gravi e reiterate, aggravate anche dall’uso di terzi soggetti. Esclusa la possibilita’ degli arresti domiciliari per l’assenza di un’abitazione idonea, il tribunale ha ritenuto la custodia cautelare in carcere l’unica misura adeguata a prevenire ulteriori episodi.











