Un annuncio che dovrebbe portare gioia si è trasformato nell’anticamera della disoccupazione per una trentacinquenne ravennate. La donna, impiegata come scaffalista presso una nota catena di supermercati tramite un’agenzia interinale, ha visto il proprio rapporto di lavoro interrompersi bruscamente poche settimane dopo aver comunicato all’azienda di essere in dolce attesa. A sollevare il caso è stato il sindacato Ugl Terziario, che ha etichettato la vicenda come una triste storia di precariato e diritti negati.

La cronologia dei fatti
Tutto ha avuto inizio lo scorso 15 dicembre, quando la lavoratrice, già madre di un bambino, ha presentato formalmente i certificati medici attestanti il suo stato di gravidanza. Invece di ricevere tutele, la donna si è scontrata con un muro di silenzio culminato in una comunicazione via e-mail: il suo contratto è stato dichiarato concluso l’11 gennaio. Una data che ha destato subito sospetti, poiché l’accordo lavorativo sarebbe dovuto scadere naturalmente una settimana più tardi, il 18 gennaio.
La reazione del sindacato
Secondo la ricostruzione fornita da Giuseppe Greco, segretario di Ugl terziario per la Romagna, la decisione è stata presa in via unilaterale e senza fornire alcuna motivazione plausibile alla diretta interessata. Per la sigla sindacale, la coincidenza temporale tra la notifica della gravidanza e l’interruzione anticipata del rapporto è troppo evidente per non ipotizzare una condotta discriminatoria da parte del datore di lavoro.
La richiesta di reintegro immediato
La trentacinquenne non si è persa d’animo e si è rivolta sia all’Ispettorato del Lavoro che all’Ugl per far valere le proprie ragioni. Il sindacato si è mosso con rapidità, inviando ieri una diffida formale all’agenzia di somministrazione. Nella missiva si definisce il comportamento aziendale denigrante e privo di giustificazioni, chiedendo l’immediata riassunzione della lavoratrice. Greco ha fatto sapere che l’organizzazione attenderà un riscontro entro due o tre giorni al massimo; qualora l’azienda non dovesse tornare sui propri passi reintegrando la donna, il sindacato è pronto ad avviare tutte le procedure legali necessarie a tutela della futura madre.











