Cronaca. Rimini, perde la casa all’asta e tormenta la nuova proprietaria: 62enne condannata per stalking

Un incubo abitativo durato quattro anni, scaturito dal rifiuto di accettare la perdita della propria casa finita all’asta giudiziaria. Si è conclusa ieri la vicenda giudiziaria che vedeva imputata una 62enne della Valmarecchia, accusata di aver perseguitato sistematicamente la donna che aveva regolarmente acquistato il suo ex immobile.

La sentenza: carcere sospeso e terapia
La giudice del Tribunale di Rimini, Elisa Giallombardo, ha pronunciato ieri una sentenza di condanna a nove mesi di reclusione. La pena è stata sospesa, ma con una condizione vincolante: l’imputata dovrà obbligatoriamente seguire un percorso di recupero psicologico presso una struttura convenzionata. Oltre a ciò, la donna dovrà versare 4mila euro a titolo di risarcimento danni alla parte civile. L’accusa, rappresentata dalla pm Alessia Mussi, aveva richiesto una condanna a un anno di reclusione.

Dalle difficoltà economiche all’ossessione
All’origine dei fatti vi è il dramma del pignoramento. L’imputata, non riuscendo più a sostenere le rate del mutuo, aveva visto la propria villetta finire all’asta. L’immobile era stato poi aggiudicato a una 63enne della zona, divenuta a tutti gli effetti la nuova legittima proprietaria. Una realtà che l’ex inquilina non ha mai voluto accettare, iniziando a considerare l’acquirente come una ladra che le aveva sottratto indebitamente la casa.

Minacce, intrusioni e confini violati
A partire dalla primavera del 2017, la nuova proprietaria è stata bersaglio di una serie continua di molestie. Secondo quanto emerso, l’imputata avvicinava la vittima con insulti e minacce, ribadendo costantemente l’intenzione di riprendersi l’abitazione con ogni mezzo. La strategia persecutoria includeva anche la presentazione di numerose querele infondate contro la “rivale” per presunti reati di danneggiamento.

La condotta della 62enne non si limitava alle parole. In più occasioni si è resa responsabile di invasioni di terreno e violazione di domicilio: entrava nel giardino, piantava arbusti senza permesso, rimuoveva le reti di recinzione e i picchetti che delimitavano i confini catastali, arrivando persino a scattare fotografie non autorizzate all’interno della proprietà privata. Emblematiche le frasi rivolte alla vittima, a cui intimava di curare bene la casa in vista del suo imminente, quanto improbabile, ritorno.