La madre sarebbe stata uccisa per prima, strangolata in pochi minuti, mentre il padre sarebbe stato colpito ripetutamente con un martello, riportando ferite letali. È quanto emerso ieri davanti alla Corte d’Assise di Pesaro nel processo per il duplice omicidio avvenuto in via Fanella a Fano nel giugno del 2024.
Nel corso dell’udienza hanno deposto i medici legali Loredana Buscemi e Marco Palpacelli, che hanno illustrato in modo dettagliato la dinamica della violenza. Per Luisa Marconi, secondo la ricostruzione tecnica, la causa della morte sarebbe lo strangolamento, con gravi lesioni ai muscoli e alle cartilagini del collo. Sul corpo sono state riscontrate anche ferite al volto e la frattura di un incisivo. Sulla camicia da notte è stata individuata la presenza di sangue con il profilo genetico del figlio.
Successivamente, sempre secondo quanto riferito in aula, sarebbe stato colpito il marito, Giuseppe Ricci. L’uomo avrebbe subito almeno undici colpi inferti con un martello, provocando un trauma cranico definito dai consulenti devastante. I segni rilevati su un braccio fanno ritenere che abbia tentato di difendersi.
All’udienza è intervenuto anche il dirigente della Squadra Mobile di Pesaro, Paolo Badioli, che ha ripercorso le fasi dell’intervento della polizia e le attività svolte immediatamente dopo il ritrovamento dei corpi.
Presente in aula Luca Ricci, figlio della coppia e imputato per duplice omicidio aggravato. Secondo l’accusa, il movente sarebbe di natura economica: circa 14mila euro che l’uomo avrebbe dovuto reperire entro quella stessa mattina per evitare lo sfratto dell’abitazione dei genitori.
Il processo proseguirà nelle prossime udienze. La difesa ha avanzato la richiesta di una consulenza psichiatrica per chiarire alcuni vuoti di memoria. È già fissata per il 4 febbraio l’audizione dell’imputato, che in quella data renderà la propria versione dei fatti davanti alla Corte.











