Accordo di associazione UE. Il rischio silenzioso di uno Stato che si muove prima del risultato … di Marco Severini, direttore GiornaleSM

San Marino sta vivendo una fase delicata, più delicata di quanto appaia nella narrazione ufficiale.

L’Accordo di associazione UE, diventato accordo misto, non è più un obiettivo lineare ma un percorso politico incerto, frammentato, esposto a variabili che il Paese non controlla. Eppure, mentre l’esito finale resta sospeso, la macchina dello Stato si sta già muovendo come se l’approdo fosse garantito.

Qui nasce il problema centrale. La pubblica amministrazione sta investendo tempo, risorse e capitale organizzativo in funzione di un accordo che, per sua natura, può essere bloccato anche da un solo Parlamento nazionale dei 27. Non serve un “no” politico contro San Marino. Basta un rinvio, una crisi di governo, una dinamica interna estranea al dossier. In quel caso l’accordo non salta con un botto: semplicemente non arriva. E San Marino resta esposta.

Il rischio non è teorico. È strutturale. Le riforme amministrative, gli adeguamenti normativi, le nuove procedure non sono reversibili con un colpo di spugna. La PA non funziona come un interruttore. Quello che oggi viene costruito resta domani, anche se il presupposto politico viene meno. Il risultato sarebbe una pubblica amministrazione tarata su un sistema che non esiste: più rigida, più costosa e più complessa.

Questo genera un doppio danno. Internamente, perché imprese e operatori si troverebbero a sopportare nuovi vincoli senza alcun ritorno concreto. Esternamente, perché il Paese verrebbe percepito come “in attesa”, sospeso, né dentro né fuori. I mercati non premiano le intenzioni, ma gli assetti stabili. E l’incertezza, per uno Stato piccolo, viene sempre prezzata più cara.

Il punto più critico è culturale prima ancora che politico. Si sta confondendo il processo con l’esito. Si lavora molto, quindi si presume che il risultato arriverà. Ma nel caso di un accordo misto questa equivalenza non esiste. Anzi, più si investe prima, più cresce il danno potenziale se l’esito non si concretizza.

È un classico errore da burocrazia grande applicato a uno Stato piccolo, dove invece ogni scelta irreversibile pesa il doppio.

C’è poi un aspetto di credibilità interna. Se per anni si chiede al Paese di accettare cambiamenti “perché arriva l’Europa” e poi quell’Europa non arriva, il problema non è solo politico. È fiduciario. E la fiducia, per San Marino, è un capitale più prezioso di qualsiasi trattato.

La questione, quindi, non è essere pro o contro l’Accordo di associazione UE. La questione è di metodo. Ogni intervento nella PA dovrebbe porsi una domanda semplice e brutale: questa riforma regge anche se l’accordo non viene approvato da uno Stato membro?

Se la risposta è no, quella riforma non è prudenza istituzionale, è scommessa.

San Marino è uno Stato antico perché ha sempre saputo distinguere tra ciò che è desiderabile e ciò che è certo. Le mosse irreversibili si fanno quando il terreno è solido, non quando è promesso. Tutto il resto non è strategia. È fede. E uno Stato che governa per fede, prima o poi, presenta il conto.

Marco Severini – direttore GiornaleSM