E’ indiscrezione di pochi minuti fa che parrebbe che che la linea del Collettivo sammarinese per la Palestina non è passata.
Una linea sostenuta apertamente anche da Giuseppe Maria Morganti, (e dallo stesso coordinatore di Rete Giovanni Zonzini, autodefinitosi più volte comunista e anche nell’ultima conferenza stampa vicino alle posizioni PROPAL – lo stesso ci ha anche comunicato che appoggia il decreto anche così com’è) che puntava a stravolgere il decreto trasformandolo da intervento emergenziale a assistenza pubblica strutturale, con mantenimento e alloggi a carico dello Stato.
Il decreto verrà comunque profondamente modificato: con solo l’accoglienza temporanea di bambini palestinesi malati, accompagnati dai genitori, per il tempo strettamente necessario alle cure, con obbligo di rientro al termine del percorso sanitario ed in subordine qualora ci fosse ancora posto di famiglie palestinesi in appartamenti messi a disposizione da privati.
Ed è probabilmente anche per questo che oggi il coordinatore di Rete, Giovanni Zonzini, è apparso particolarmente nervoso e sopra le righe.
Dopo un intervento interamente rivolto contro GiornaleSM – evidentemente considerato “colpevole” di non sostenere l’insediamento dei palestinesi in Repubblica e di aver dato spazio alla nascita del Comitato PRO-SAN MARINO – Zonzini ha alzato i toni, arrivando persino a urlare mentre il Segretario Ciacci stava rispondendo, comportamento giudicato non consono all’Aula consiliare e richiamato formalmente dalla Reggenza.
In sostanza Zonzini ha accusato il Governo di non fare abbastanza comunicazione istituzionale, sostenendo che non servirebbe un mandato politico per aprire un sito web o avviare una comunicazione strutturata, che il Governo avrebbe dovuto da tempo dotarsi di un team di comunicazione per contrastare quella che definisce “disinformazione” sull’Accordo di associazione UE e che sarebbe più opportuno spendere risorse in comunicazione anziché in opere come l’allungamento dei binari ferroviari o consulenze ritenute di dubbia utilità.
Ha poi avanzato accuse molto gravi, sostenendo che uffici pubblici o enti controllati dallo Stato finanzierebbero media che diffondono disinformazione sull’Europa, senza però indicare fatti concreti o esempi specifici, limitandosi a chiamare in causa genericamente il Governo e alcuni Segretari di Stato. Evidentemente era molto scosso dal fatto che gli emendamenti Morganti non siano stati accolti.
La replica del Segretario Ciacci è stata durissima.
Ha respinto al mittente le accuse, ricordando a Zonzini che in passato ambienti a lui vicini utilizzavano firme anonime per attaccarlo politicamente, e che non può oggi ergersi a censore della stampa.
Ciacci ha rivendicato il principio fondamentale della democrazia:
chiunque ha il diritto di scrivere, criticare, essere contro l’Europa o contro il Governo, senza che questo venga etichettato come disinformazione.
Ha inoltre ricordato che non spetta alla politica “tappare la bocca” agli operatori della stampa, che la disinformazione si combatte con contenuti e trasparenza, non con accuse e se davvero si vuole chiarezza, allora si applichi fino in fondo la legge sull’informazione, rendendo pubblici tutti i finanziamenti ai media, senza eccezioni. Quando ora solo 5 operatori hanno rispettato la stessa procedura e nell’on line solo San Marino Rtv.
E ha concluso con un messaggio politico molto chiaro: il problema non è la stampa, ma la capacità della politica di spiegare, convincere e governare.











