Nella mattinata di venerdì 23 gennaio 2026, a tenere banco in Consiglio Grande e Generale è il caso del cittadino sammarinese condannato per episodi di abusi su minori, con la presentazione da parte delle opposizioni di un progetto di legge per l’istituzione di una commissione di inchiesta su eventuali responsabilità politiche e amministrative.
Enrico Carattoni (RF), nel presentare la proposta, accusa Governo e Segreteria di un’“inerzia grave, durata oltre un mese”, chiudendo l’intervento con un’accusa secca: “Chi dice no a una commissione di inchiesta ha paura e ha qualcosa da nascondere”.
Il Segretario di Stato Stefano Canti rivendica il percorso seguito, spiega il trasferimento in base alla Convenzione di Strasburgo e insiste che “i cittadini sono sempre cittadini e mantengono i loro diritti anche quando commettono i reati più abietti”, assicurando che sul tema abusi “nessun margine di errore può essere tollerato quando si parla della sicurezza dei bambini”. Canti sostiene che le decisioni non sono state prese “a favore del singolo, bensì con l’unica finalità di garantire un diritto che finora è sempre stato riconosciuto a ogni cittadino. Questo non significa che il Congresso di Stato intenda tutelare chi commette reati efferati: tutt’altro. La volontà di costituire la commissione è la dimostrazione di una chiara scelta politica, quella di trovare una soluzione per il presente e per il futuro”.
Luca Lazzari (PSD) riconosce che non esiste “principio giuridico, clausola o convenzione” che attenui la gravità dei fatti, ma difende la scelta di far scontare la pena a San Marino spiegando che “accogliere il trasferimento dell’esecuzione della pena non significa favorire questo soggetto. Non è un premio, non è una concessione, non è un atto di indulgenza”.
Enrico Carattoni (RF), nella replica, ricostruisce date e passaggi e sottolinea che “dal 12 giugno 2025 la Repubblica di San Marino viene formalmente a conoscenza” della condanna ma “non succede nulla fino al 18 giugno”.
Massimo Andrea Ugolini (PDCS) spiega che la maggioranza non sosterrà la commissione parlamentare perché ha già scelto la “commissione tecnico-amministrativa”, puntata a “introdurre immediatamente e con urgenza strumenti cautelari” e norme nuove, e ribadisce che la priorità è mettere subito in sicurezza la collettività più che aprire un fronte di scontro politico.
Sara Conti (RF) ricorda che “da aprile il soggetto lavorava all’asilo nido” e attacca la minimizzazione del rischio; sostiene che “chiedere una commissione di inchiesta non significa formulare accuse preventive, ma esercitare pienamente il ruolo di indirizzo e controllo”.
Gaetano Troina (D-ML) contesta la “commissione tecnico-amministrativa” perché “non esiste alcuna copertura normativa”. “Vorrei sapere – aggiunge -. quale percorso di rieducazione si è pensato per questo condannato qui a San Marino. Cosa gli si farà fare concretamente per comprendere gli errori commessi e per evitare che possano ripetersi?”
Matteo Zeppa (Rete) parla apertamente dell’“elefante nella stanza” e ricorda che “i fatti commessi dal soggetto erano a conoscenza di quattro soggetti sammarinesi esattamente il giorno dopo”, boccia la commissione amministrativa ricordando che “cane non morde cane”.
Il Segretario di Stato Rossano Fabbri definisce il caso “una situazione del tutto peculiare” perché il reato è commesso in Italia e resta a lungo sconosciuto in Repubblica, ammette che “il soggetto ha reso una falsa dichiarazione” e indica come soluzione estendere a “qualsiasi procedimento” l’obbligo per i giudici di informare subito gli uffici.
Antonella Mularoni (RF) accusa il Governo di aver “semplicemente assecondato la volontà del detenuto sammarinese di rientrare”, ricordando che la Convenzione sul trasferimento dei condannati lascia “una valutazione del tutto discrezionale” allo Stato.
Denise Bronzetti (AR) respinge ogni sospetto: “noi non stiamo coprendo proprio un bel niente”, riconoscendo che il vero obiettivo della commissione proposta è “intervenire” normativamente e sulla cooperazione con l’Italia, più che mettere in scena un processo politico.
Carlotta Andruccioli (D-ML) rilancia sulla necessità della commissione d’inchiesta, che per l’opposizione è “l’unico strumento e organismo più opportuno” per “fare luce in maniera profonda e completa su tanti aspetti”, dai ritardi nelle comunicazioni tra Italia e San Marino al fatto che, “nonostante una condanna di quel tipo”, il soggetto “continuasse a lavorare per la pubblica amministrazione” ed era “ancora in graduatoria pubblica”.
Gian Nicola Berti (AR) parla di “clima malsano” e definisce la proposta dell’opposizione “quanto di più stucchevole si possa fare”, accusandola di essere fissata sulle “responsabilità politiche”. Secondo Berti i mesi persi sulla commissione d’inchiesta lasciano aperto il rischio, chiudendo con un’autocritica verso la maggioranza: “questa è la nostra colpa, quella di aver ascoltato un’opposizione inefficiente”.
Emanuele Santi (Rete) parla di “inerzia del Congresso di Stato”, sostiene che “per tre mesi avete cercato solo di mettere la polvere sotto il tappeto” e che il caso fa pensare a un soggetto “magari parente, amico o vicino a qualche politico”.
Vladimiro Selva (Libera) chiede che le eventuali responsabilità “vadano assolutamente verificate” e che si correggano i vuoti normativi e di rapporto con l’autorità italiana, perché “avere una persona con questo tipo di problematica e non avere contromisure di nessun genere” in ambito scolastico “è qualcosa che ci lascia assolutamente perplessi e preoccupati”. Invita però a non “portare tutto su un piano politico” e propone di capire prima se ci siano state rogatorie o misure cautelari ignorate.
Per Manuel Ciavatta (PDCS) il nodo centrale non è politico ma ordinamentale, legato alle carenze nei flussi informativi tra Italia e San Marino: senza intervenire su questo aspetto, anche oggi un caso analogo rischierebbe di non emergere. Ciavatta sottolinea inoltre che occorre distinguere tra responsabilità amministrative e politiche e invita a superare le accuse reciproche per concentrarsi sulle falle tecniche e procedurali del sistema, perché solo correggendole si può evitare che situazioni simili si ripetano in futuro.
Alle 12.30 la seduta viene sospesa. Riprenderà nel pomeriggio.
20260123 – Consiglio Grande e Generale – Report venerdi 23 gennaio mattina











