QUESTO NON È RAZZISMO! È AMORE PER LA NOSTRA PATRIA E ANCHE PER IL BENE VOSTRO CHE CI GIUDICATE! … di Valentina Pelliccioni (Comitato PRO SAN MARINO)

Qui non si mette in discussione il dovere morale di aiutare chi fugge da una guerra. La storia della Repubblica dimostra che l’umanità non è mai mancata, e nessuno sta negando questo principio. Il punto è un altro, è il modo in cui una scelta viene costruita e gestita.

Valentina Pelliccioni – Comitato PRO SAN MARINO

Dalle informazioni che oggi emergono, risulta che alcune misure siano già state approvate e che il percorso intrapreso si sia spostato rispetto alle intenzioni iniziali.

Si parla di una permanenza di circa un anno. Ed è proprio qui che nascono le domande più serie, quelle che riguardano il dopo.

Una volta che le persone sono qui, integrate, inserite nel lavoro e nella vita quotidiana, è difficile immaginare un ritorno indietro automatico allo scadere del termine. Parliamo di persone che lavoreranno, costruiranno relazioni, potranno formare famiglie. Pensare che tutto questo possa essere interrotto senza conseguenze concrete non è realistico.

Ed è proprio sul “domani” che manca chiarezza. Non risulta un piano scritto, ordinato e verificabile che definisca cosa succede dopo, con quali strumenti, con quali alternative e con quali responsabilità. In un contesto geopolitico complesso e instabile come quello attuale, agire senza una visione strutturata espone il Paese a criticità difficili da gestire.

Va chiarito anche un altro aspetto, queste persone non arrivano direttamente da un fronte di guerra, ma si trovano già in Europa. Questo non riduce la sofferenza, ma cambia il quadro operativo. Proprio per questo esistevano altre possibilità, aiutare in modo concreto, sostenere economicamente, contribuire attraverso canali tracciabili e indirizzare verso strutture specializzate, attrezzate per percorsi di accoglienza complessi.
Strutture che oggi San Marino non ha. Aiutare sì, ma senza caricare tutto su un territorio piccolo e già sotto pressione.

Nel frattempo, dentro casa nostra, le difficoltà sono evidenti. In Repubblica ci sono persone che si rivolgono alla Caritas per mangiare, famiglie che non riescono a sostenere un affitto, giovani e lavoratori che una casa non riescono nemmeno a trovarla. Ci sono cittadini e frontalieri che contribuiscono ogni giorno al sistema economico e sociale e che vedono crescere i costi senza risposte chiare. Anche loro fanno parte di questo equilibrio fragile, e non sono stati nemmeno coinvolti.

Facciamo chiarezza, nessuno dovrebbe permettersi di etichettare come razziste le persone che esprimono dubbi o contrarietà. È giusto! In Repubblica vivono già molte persone straniere, integrate, che lavorano, rispettano le regole e sono parte della comunità. Questo non è mai stato messo in discussione da nessuno. Qui non si parla di rifiuto dello straniero, ma di una scelta specifica, legata a un contesto preciso e a una situazione internazionale delicata, come quella legata al conflitto in Palestina, che richiede ancora più attenzione e responsabilità.

Quindi che nessuno si permetta di dire che questo è razzismo! È buon senso. È responsabilità. È rispetto per il Paese e per chi lo vive ogni giorno.

Valentina Pelliccioni – Comitato Pro-San Marino