Comitato Pro San Marino. La Questione Palestinese…di Emiliano Pazzaglia

Parlare di eventuali accoglienze legate alla crisi palestinese tocca inevitabilmente corde sensibili.  C’è un lato umano che nessuno può ignorare. Ma c’è anche un dovere preciso: governare la  realtà di San Marino per quello che è, non per come ci piacerebbe che fosse. 

Chi, come noi, esprime perplessità non lo fa per “chiusura” o per principio. Lo fa perché San  Marino è una micro-realtà: 61 km², circa 34.000 residenti, servizi pubblici tarati su numeri  piccoli e su un equilibrio delicato. In un Paese così, anche flussi contenuti possono avere un  impatto enorme, in proporzione. 

Il punto centrale è questo: oggi non c’è abbastanza chiarezza. Quante persone? Per quanto  tempo? Con quali criteri? Con quali costi? E soprattutto: con quali strutture e con quale  responsabilità politica, se qualcosa non funziona? 

Sanità, scuola, alloggi, assistenza sociale: sono settori che già richiedono attenzione costante. Se  la popolazione cresce in modo improvviso, non cresce in modo automatico anche la capacità del  sistema. Il rischio è semplice: pressione sul mercato degli affitti, liste d’attesa più lunghe,  tensioni sociali e una sensazione diffusa di ingiustizia per chi vive e lavora qui da sempre. 

San Marino è una comunità piccola, storica, con equilibri culturali e sociali particolari.  L’integrazione non è uno slogan: significa lingua, lavoro, regole, convivenza, percorsi chiari e  controllabili. Senza un piano serio, l’effetto non è l’inclusione: è la nascita di problemi che poi  pagano tutti, prima di tutto i più fragili. 

Un altro tema che non si può liquidare con leggerezza è la sicurezza. In contesti di guerra o  instabilità, i controlli sui precedenti personali possono essere oggettivamente più difficili. Questo  non significa “colpe” attribuite a qualcuno: significa realismo amministrativo. E San Marino, per  dimensioni e strumenti, non ha la stessa capacità di gestione di Stati più grandi se si presentano  situazioni complesse. Aspettare “di vedere come va” sarebbe un errore. 

C’è poi il profilo diplomatico: ospitare gruppi legati a crisi internazionali può avere ricadute nei  rapporti con altri Stati e organismi. Anche questo va messo sul tavolo con serietà, senza  improvvisazioni e senza decisioni calate dall’alto. 

Il welfare sammarinese è generoso, ma è calibrato su una popolazione stabile. Accoglienza e  integrazione richiedono risorse: alloggi, servizi, mediazione, sostegni, inserimento lavorativo.  Non si può chiedere alla cittadinanza di accettare un percorso del genere senza numeri chiari e  senza una copertura economica trasparente, soprattutto mentre ci sono famiglie residenti in  difficoltà e lavoratori (inclusi i frontalieri) che già sostengono in modo concreto la nostra  economia. 

Noi non diciamo “no” per sport. Diciamo: prima chiarezza, poi decisioni. 

Se si vuole anche solo aprire un ragionamento, servono garanzie vere: criteri pubblici, numeri  definiti, tempi, responsabilità, controlli, costi e un piano di integrazione serio. E soprattutto serve 

la certezza che una materia così delicata non venga gestita con superficialità o usata come merce  di scambio politico. 

Emiliano Pazzaglia 

Comunicato stampa – Comitato Pro-San Marino