Cogliamo l’occasione della giornata della memoria per condividere un’esperienza giunta al suo settimo anniversario. Non solo un’esperienza scolastica ma anche di vita… come di fatto dovrebbe essere la scuola.
La prima volta che la Scuola Secondaria Superiore ha organizzato il viaggio ad Auschwitz è stata in occasione del settantesimo anniversario dalla liberazione del campo di concentramento, nell’ottobre del 2015. Più che di un viaggio si è trattato, a tutti gli effetti, di un “pellegrinaggio”, termine usato dall’allora direttore di San Marino Rtv, Carlo Romeo, nel presentare il documentario realizzato dagli studenti in collaborazione con l’emittente di Stato e trasmesso il 27 gennaio 2016. Non si sceglie, infatti, di affrontare ore e ore di pullman semplicemente per visitare Auschwitz e Birkenau, come si farebbe per una qualsiasi città con i suoi punti di attrazione. Ritrovarsi davanti a quel cancello che invita a credere nel lavoro come strumento per nobilitare l’uomo è già di per sé un’esperienza agghiacciante, perché di nobile in quel posto di orrore e morte non poteva esserci proprio nulla. Camminare tra le palazzine ben costruite e ordinate e trovare dentro ad ognuna frammenti di vite spezzate è il modo più violento, ma allo stesso tempo più efficace, per comprendere che cos’è stato l’Olocausto. Entrare nelle baracche di Birkenau, dove centinaia e centinaia di deportati venivano costretti a vivere in condizioni che nemmeno le parole sono capaci di spiegare, mostra che cosa l’uomo può arrivare a fare ai suoi simili quando in lui non c’è più nemmeno una briciola di umanità.
Chi di noi insegnanti ha partecipato all’uscita, è tornato da Auschwitz ancora più convinto del forte valore di questo viaggio. Per questo quella prima volta non poteva restare un unicum, ma doveva diventare un appuntamento fisso.
In questi anni più di settecento ragazzi della nostra Scuola Superiore hanno visitato il campo, hanno camminato dove hanno camminato migliaia di deportati, hanno respirato la stessa aria, hanno sentito il freddo che ha torturato i deportati.
Abbiamo visto gli occhi dei ragazzi cambiare espressione e piangere improvvisamente.
Ogni anno tantissimi studenti accolgono questa proposta della Scuola. La pazienza con la quale affrontano il lungo percorso che da San Marino li porta in Polonia, l’attenzione e la sensibilità che dimostrano durante il percorso guidato, confermano la bontà di questa scelta.
La scuola ha il dovere di proporre esperienze significative, che i ragazzi non farebbero mai da soli o con gli amici. La scuola come luogo educante deve ex-ducere dai ragazzi la loro parte migliore e renderli consapevoli che il futuro è nelle loro mani.
Alcuni insegnanti accompagnatori Guidi Erika, Fascette Monica, Lucia Crescentini, Gabriele Raschi
Comunicato stampa












