San Marino, l’accoglienza dei profughi palestinesi passa l’esame del Consiglio tra “arroccamenti” ideologici e accuse di razzismo… Poi l’Aula si ricompatta sul voto

In una seduta del Consiglio Grande e Generale segnata da una tensione altissima e da un dibattito acceso, la Repubblica di San Marino ha confermato la sua storica vocazione all’accoglienza, ratificando all’unanimità il decreto legge per i profughi palestinesi. Tuttavia, il voto finale di 44 favorevoli e nessun contrario non deve trarre in inganno: il percorso per giungere a questo risultato è stato un campo di battaglia politico dove la solidarietà si è scontrata con visioni ideologiche radicali e accuse strumentali di cedimento a spinte xenofobe.

Foto d’archivio

Un decreto “stravolto”: l’attacco frontale dell’opposizione

Il centro della contesa non è stato il principio dell’accoglienza in sé, ma gli emendamenti introdotti dalla maggioranza per placare i sensati timori della popolazione durante l’iter legislativo. Emanuele Santi (Rete) ha aperto il fronte critico definendo le modifiche un “percorso a ostacoli” costruito deliberatamente per impedire l’arrivo dei rifugiati.

In un intervento durissimo, Santi ha accusato la maggioranza di aver tradito lo spirito originario del decreto: “Si introduce l’idea che, siccome si tratta di palestinesi, debbano avere un trattamento diverso. Questo non è solidarietà, è selezione. Secondo l’esponente di Rete, il Governo avrebbe “piegato la testa” di fronte a una parte della società che esprime odio sui social, trasformando un atto umanitario in un esercizio di discriminazione basato sulla religione e l’etnia.

Ancora più esplicita Antonella Mularoni (Repubblica Futura), che ha parlato apertamente di “emendamenti nati per assecondare pulsioni estremiste e razziste emerse sul web. La consigliera ha denunciato un “arretramento sul piano umanitario” rispetto al trattamento riservato in passato ai profughi ucraini, parlando di una crisi politica innescata dal timore di gestire poche decine di persone che “probabilmente non parlano la nostra lingua.

La critica al “buonismo” e la sfida della sicurezza

Su un fronte opposto, ma altrettanto critico, si è posizionato Fabio Righi (Domani Motus Liberi). Invitando l’Aula a uscire dalle dinamiche del “buonismo”, Righi ha sollevato interrogativi sulla sicurezza e sull’impatto sociale, definendo l’accoglienza dei palestinesi una “selezione politica” dettata da ciò che è “di moda.

Hamas è considerato un gruppo terroristico“, ha ricordato Righi, chiedendo risposte chiare su come San Marino intenda gestire flussi provenienti da territori controllati da tale organizzazione. Il consigliere ha criticato la mancanza di un’analisi geopolitica seria, contrapponendo le “scelte di cuore” alle responsabilità istituzionali verso i cittadini sammarinesi, citando anche le famiglie del territorio che ricorrono alla Caritas.

La difesa del Governo: concretezza contro polemica

Il Segretario di Stato per gli Affari Esteri, Luca Beccari, ha respinto le accuse di discriminazione, difendendo le modifiche — come l’obbligo del visto Schengen — come strumenti necessari “per evitare equivoci e polemiche infondate” sulla regolarità degli ingressi. Beccari ha ribadito che il gesto rimane un atto “coerente con la storia e l’identità di San Marino“, pur dovendo fare i conti con una realtà operativa complessa, molto diversa da quella ucraina.

A sostegno di questa visione tecnica si è espresso Manuel Ciavatta (PDCS), spiegando che le differenze nel trattamento non nascono dalla volontà di peggiorare l’accoglienza, ma dalla necessità di renderla “concreta” in un contesto in cui i profughi devono transitare per Israele e ottenere visti internazionali. Ciavatta ha deplorato la trasformazione del tema in una “bandiera politica“, dove schierarsi rigidamente finisce per danneggiare chi soffre davvero il conflitto.

La risoluzione finale

Il dibattito si è concluso con una riformulazione dell’articolo 1, che garantisce priorità ai minori accompagnati con necessità sanitarie e ai nuclei familiari, al fine di preservarne l’unità. Nonostante le asprezze e le reciproche accuse di strumentalizzazione, il Consiglio ha ritrovato l’unità nel momento del voto, ratificando il permesso di soggiorno provvisorio fino al 30 giugno 2027. San Marino sceglie dunque di accogliere, ma lo fa dopo aver mostrato tutte le ferite di uno scontro ideologico che ha messo a nudo le paure e le divisioni della sua popolazione.