Non cala il sipario sulla complessa vicenda giudiziaria iniziata dopo un pranzo di Natale del 2023, sfociata in una denuncia per stupro da parte di una giovane impiegata contro un collega cinquantacinquenne. La Procura di Forlì ha deciso di ricorrere in appello contro la sentenza di primo grado che aveva assolto l’uomo dall’accusa di violenza sessuale, condannandolo unicamente per la cessione di stupefacenti.
I fatti al centro del processo risalgono a oltre due anni fa. Secondo la ricostruzione, dopo un momento conviviale tra colleghi in cui la venticinquenne aveva abusato di alcol, l’uomo si era offerto di riaccompagnarla. La giornata era proseguita insieme e, stando alla versione dell’imputato, la ragazza avrebbe assunto cocaina prima di avere un rapporto sessuale, del quale però la giovane ha riferito di non conservare alcun ricordo. La consapevolezza di quanto accaduto sarebbe emersa solo il giorno successivo, attraverso il racconto del collega, spingendo la donna a sporgere denuncia.
Il Tribunale, in prima istanza, aveva ritenuto non sussistenti gli elementi per la condanna per stupro, infliggendo una pena di otto mesi (convertita in lavori socialmente utili) esclusivamente per aver fornito la droga alla ragazza. Una decisione che la pubblica accusa, che aveva chiesto oltre sette anni di reclusione, ha deciso di impugnare. Di contro, anche la difesa del cinquantacinquenne, rappresentata dall’avvocato Alessandro Sintucci, si prepara a un appello incidentale.
La vicenda è tornata d’attualità ieri nelle aule del tribunale forlivese, ma su un binario parallelo. Davanti alla giudice Ramona Bizzarri si è tenuta l’udienza che vede imputato per favoreggiamento il barista del locale notturno dove la coppia trascorse la parte finale di quella serata. In questo filone, il collega assolto figura come testimone. Durante l’udienza di ieri è stato conferito l’incarico a un perito per esaminare le intercettazioni telefoniche intercorse tra il cinquantacinquenne e il gestore del locale.
In aula era presente anche la giovane collega, la quale ha ribadito di non conoscere il barista, pur ricordando di essere stata ripresa dal personale del locale, quella sera del dicembre 2023, a causa di effusioni ritenute eccessive scambiate con l’uomo. Il procedimento è stato aggiornato al prossimo aprile, quando l’imputato principale del primo processo verrà ascoltato nuovamente alla luce delle analisi sulle conversazioni.











