“Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo.”
Primo Levi apre “Se questo è un uomo” non con un racconto, ma con un ordine: considerate.
Non chiede compassione. Chiede attenzione. Chiede responsabilità. Chiede di pensare.
Ogni anno, il 27 gennaio, diciamo “Mai più”.
Lo ripetiamo come una formula rassicurante, come se bastasse pronunciarla per sentirsi dalla parte
giusta della storia.
Ma poi a cosa stiamo realmente dicendo “mai più”?
Viviamo in un tempo in cui i problemi sembrano essere altri: un voto andato male, un telefono rotto,
un messaggio visualizzato e mai risposto. Tutto è urgente, tutto sembra fondamentale.
Eppure Primo Levi ci ha avvertiti con parole semplici e terribili: “È avvenuto, quindi può accadere di
nuovo.”
La memoria non serve a commuoversi per il passato.
Serve a riconoscere il presente.
Oggi scorriamo immagini di guerre e distruzione con un dito: civili uccisi, bambini sotto le macerie,
popoli ridotti a numeri, a schieramenti, a notizie di pochi secondi. Sofferenze che durano il tempo di
uno scroll, prima di essere dimenticate.
Anche allora il mondo sapeva.
Anche allora il mondo guardava.
E troppo spesso sceglieva di voltarsi dall’altra parte.
Primo Levi racconta che nei lager il primo passo non fu la violenza estrema, ma qualcosa di più
sottile: togliere il nome, la dignità, la voce. Trasformare le persone in categorie, in masse indistinte, in
“problemi”.
Oggi non ci sono fili spinati intorno alle scuole, ma esistono l’indifferenza, il silenzio, le parole usate
come armi. Ogni volta che diciamo “non è un problema mio”, stiamo facendo una scelta.
La Giornata della Memoria diventa inutile se resta solo una ricorrenza.
Diventa pericolosa se ci illude che il male appartenga solo al passato.
Perché il male non arriva mai all’improvviso: cresce nella normalità, nell’abitudine, nel “tanto non
cambia niente”.
La memoria, invece, è scomoda.
Ci obbliga a chiederci: chi stiamo scegliendo di vedere?, chi stiamo scegliendo di ignorare? e,
soprattutto, se fossimo lì oggi, chi saremmo?
Ricordare non significa guardare indietro. Significa assumersi una responsabilità, adesso. Perché se
è vero che è accaduto, allora può accadere di nuovo. E questa volta, non potremo dire che non
sapevamo.
Il cambiamento non nasce nei grandi discorsi, ma nei gesti quotidiani: nel modo in cui parliamo, in
come scegliamo di non restare in silenzio davanti a un’ingiustizia, in come trattiamo chi è diverso da
noi.
Se vogliamo che il mondo sia diverso, dobbiamo iniziare dalla nostra piccola realtà: dalle scuole, dalle
classi, dai corridoi che attraversiamo ogni giorno.
Perché è proprio lì che si impara, per la prima volta, da che parte stare e cosa significa la parola
rispetto.
Parlando di piccole realtà, la nostra Repubblica, durante la Seconda Guerra Mondiale si è distinta per
l’aiuto e l’accoglienza che ha dato agli sfollati e ai perseguitati dalle leggi razziali.
Ha riconosciuto la dignità e i diritti di coloro che secondo molti non meritavano di essere considerati
“umani”, senza mai permettersi di giudicare basandosi su provenienza, religione o ideali.
San Marino è stato un piccolo popolo che ha parlato ai grandi.
Decidere di fare il “bene per il mondo” significa mostrare coraggio e questo è ciò che il nostro Paese
ha fatto.
Come afferma il Professor Giuseppe Rossi: “La guerra era ai suoi piedi, letteralmente ai piedi delle
sue tre torri, ma non l’aveva in casa, in casa aveva molte incolpevoli vittime, aveva centomila rifugiati,
tutta gente delle località vicine e perseguitati dalla guerra che in quel territorio, fino a quel momento
inviolato, avevano cercato uno scampo.”
Invitiamo ciascuno di voi a scegliere di impegnarsi, nel proprio piccolo, a coltivare la tolleranza. Da
oggi, quando cammineremo per i corridoi della scuola, invece di uno sguardo passivo e distratto,
possiamo trasformarlo in uno sguardo attento, curioso, capace di accorgersi dell’altro, di riconoscerlo,
di rispettarlo.
Perché è lì, in quel piccolo gesto, che comincia davvero il cambiamento.
Associazione Studentesca 2025-2026
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