San Marino, Milano Cortina 2026: l’appello dei comitati per la tregua olimpica contro le logiche di potere

Mentre il conto alla rovescia per i XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 è ormai agli sgoccioli, dal Titano arriva un richiamo forte ai valori fondanti dello sport. In un comunicato congiunto diffuso oggi, il Comitato Sammarinese Pierre de Coubertin (CSPC) e il Comitato Nazionale Sammarinese Fair Play (CNSFP) chiedono che l’evento non sia solo una vetrina agonistica, ma un reale spazio di dialogo e umanità, mettendo in guardia contro l’uso della rassegna a fini politici o repressivi.

L’iniziativa, promossa dalle due realtà sammarinesi custodi dell’etica sportiva, pone l’accento sul significato storico dei Giochi. Secondo i comitati, l’evento nato dalla visione del Barone Pierre de Coubertin non può ridursi a mera competizione, ma deve incarnare quel “messaggio universale di pace, rispetto reciproco, dignità umana e incontro tra i popoli” che ne costituisce l’essenza. Al centro della riflessione c’è la tregua olimpica, un principio riconosciuto dalle Nazioni Unite che, come sottolineano le note ufficiali, “non è un semplice richiamo simbolico, ma un impegno morale che invita la comunità internazionale a sospendere conflitti, ostilità e pratiche che alimentano divisione”.

Nel testo inviato alle redazioni emerge però anche una nota di preoccupazione rispetto al clima geopolitico e organizzativo attuale. Le associazioni sammarinesi esprimono timore per la possibilità che “la presenza di apparati o simboli legati a politiche di forza, controllo o repressione possa affiancare un evento che, per sua natura, dovrebbe essere uno spazio neutrale”. Un passaggio che suona come un monito affinché la sicurezza e la politica internazionale non soffochino lo spirito di accoglienza e il rispetto dei diritti fondamentali.

“I Giochi Olimpici e Paralimpici rappresentano un patrimonio dell’umanità”, si legge nel documento firmato da CSPC e CNSFP. “Essi parlano ai giovani, alle comunità e alle generazioni future di cooperazione, solidarietà e convivenza pacifica. Ogni scelta organizzativa, comunicativa o istituzionale dovrebbe essere guidata da questa responsabilità storica e culturale”.

L’appello si chiude con l’auspicio che l’edizione italiana dei Giochi, ormai alle porte, sappia essere coerente con l’eredità di Coubertin, difendendo lo sport come linguaggio universale in un mondo segnato da profonde fratture sociali. “Lo sport deve restare uno spazio di umanità, non di potere”, concludono i comitati, ribadendo che la dignità della persona deve venire sempre prima di ogni logica di forza.