Una storia di accoglienza e silenziosa resistenza, dove il confine tra la vita e la morte era tracciato dalla solidarietà di un intero popolo. È un quadro di orgoglio civile quello emerso lunedì mattina nella sala conferenze dell’USL, dove il sindacato ha voluto celebrare la Giornata della Memoria rievocando il ruolo cruciale del Titano durante le persecuzioni nazifasciste.
L’iniziativa, promossa dall’Unione Sammarinese Lavoratori, ha visto protagonisti il dottor Antonio Morri e il professor Davide Bagnaresi. I due relatori hanno riavvolto il nastro della storia fino agli anni più bui del Novecento, mettendo in luce un aspetto fondamentale: la capacità della piccola Repubblica di diventare un porto sicuro mentre l’Europa bruciava. La loro analisi ha sottolineato una differenza sostanziale rispetto a quanto accadeva oltre confine, dove la paura e l’interesse spesso prevalevano sull’umanità.
“I delatori in Italia ricevevano ricompense”, hanno ricordato i relatori durante il convegno, evidenziando il contrasto con la realtà sammarinese. Sul Titano, infatti, accadde un piccolo miracolo di coesione sociale: “A San Marino nessun cittadino denunciò, fu una comunità intera a offrire rifugio e protezione”. Non si trattò di episodi isolati, ma di un moto collettivo che permise di mettere al riparo numerosi ebrei che, altrimenti, sarebbero stati destinati ai campi di lavoro e sterminio.
Una pagina di storia che oggi, a distanza di decenni, risuona come un monito ma anche come motivo di fierezza nazionale. “Dal punto di vista della storia, come Stato, abbiamo di che vantarci”, è la sintesi emersa dall’incontro. L’evento in casa USL ha così trasformato la ricorrenza del 27 gennaio non solo in un momento di lutto e ricordo, ma nella rivendicazione di un’identità statuale che, di fronte all’orrore, scelse di restare umana.













