Scrivo perché San Marino è diventata la mia seconda casa. Qui vivo, qui ho costruito affetti, qui crescono i nostri figli ed i nostri nipoti. Proprio per questo non possiamo restare in silenzio di fronte a decisioni prese sopra la testa dei cittadini.
L’accoglienza di 30 palestinesi a carico dello Stato solleva una domanda semplice e legittima: con quali risorse? In un Paese dove molte famiglie faticano a pagare bollette, affitti ormai insostenibili e spese quotidiane sempre più pesanti, è doveroso chiedersi se non vi siano già emergenze interne da affrontare prima.
Ancora più grave è il clima che si è creato intorno a questo tema. Cittadini preoccupati vengono etichettati come xenofobi, razzisti, ignoranti. È un atteggiamento indegno di chi governa. La preoccupazione non è odio. È responsabilità. Un Governo serio spiega e si confronta, non insulta chi chiede chiarimenti.
Il contesto internazionale non può essere ignorato. Il problema non è umanitario in astratto, ma politico e di sicurezza. È un dato di fatto che nessun Paese musulmano confinante abbia voluto accogliere i palestinesi e che il nodo centrale sia Hamas, non Israele. Fingere che questo non esista significa esporre San Marino a rischi che un piccolo Stato non può permettersi. C’è poi un paradosso evidente: si parla di ospitalità, ma quando residenti e cittadini sollevano dubbi viene detto loro di andarsene. Io potrei farlo, ma non voglio. Amo questo Paese e lo difendo, mentre chi governa sembra non ascoltare chi qui vive davvero.
San Marino è nata come rifugio dalla persecuzione, non come laboratorio ideologico. Decisioni così delicate richiedevano un confronto pubblico, non opuscoli e comunicazioni unilaterali. Delegittimare il dissenso non lo cancella: lo rende più profondo e più pericoloso.
Romy Pozo e Roberto Felici
Comitato PRO-SAN MARINO












