Comitato PRO-SAN MARINO: accoglienza si, ma non contro i cittadini. Di Romy Pozo e Roberto Felici

Scrivo perché San Marino è diventata la mia seconda casa. Qui vivo, qui ho costruito affetti, qui  crescono i nostri figli ed i nostri nipoti. Proprio per questo non possiamo restare in silenzio di fronte  a decisioni prese sopra la testa dei cittadini. 

L’accoglienza di 30 palestinesi a carico dello Stato solleva una domanda semplice e legittima: con  quali risorse? In un Paese dove molte famiglie faticano a pagare bollette, affitti ormai insostenibili e  spese quotidiane sempre più pesanti, è doveroso chiedersi se non vi siano già emergenze interne da  affrontare prima. 

Ancora più grave è il clima che si è creato intorno a questo tema. Cittadini preoccupati vengono  etichettati come xenofobi, razzisti, ignoranti. È un atteggiamento indegno di chi governa. La  preoccupazione non è odio. È responsabilità. Un Governo serio spiega e si confronta, non insulta  chi chiede chiarimenti. 

Il contesto internazionale non può essere ignorato. Il problema non è umanitario in astratto, ma  politico e di sicurezza. È un dato di fatto che nessun Paese musulmano confinante abbia voluto  accogliere i palestinesi e che il nodo centrale sia Hamas, non Israele. Fingere che questo non esista  significa esporre San Marino a rischi che un piccolo Stato non può permettersi. C’è poi un paradosso evidente: si parla di ospitalità, ma quando residenti e cittadini sollevano dubbi  viene detto loro di andarsene. Io potrei farlo, ma non voglio. Amo questo Paese e lo difendo, mentre  chi governa sembra non ascoltare chi qui vive davvero. 

San Marino è nata come rifugio dalla persecuzione, non come laboratorio ideologico. Decisioni così  delicate richiedevano un confronto pubblico, non opuscoli e comunicazioni unilaterali.  Delegittimare il dissenso non lo cancella: lo rende più profondo e più pericoloso. 

Romy Pozo e Roberto Felici  

Comitato PRO-SAN MARINO