Sia lode ai vostri statisti da dopolavoro. Il “Decreto-Palestinesi” è legge, ratificato e “corretto” con quel senso di urgenza che di solito si riserva alle catastrofi o ai debiti da pagare… Sarà una mera coincidenza?
Ho finalmente avuto modo di leggere la versione emendata del Decreto 154, poi divenuto Decreto 9, e devo ammettere che, alla fine, hanno messo qualche toppa. Peccato che sia stucco scadente spalmato su una crepa che spacca in due la Repubblica. Il risultato? Un capolavoro di ipocrisia che non serve a salvare vite, ma a costruire – mattone “abusivo” su mattone “abusivo” – le mura di una colonia stanziale palestinese nel cuore del Titano.
Che il “Diavolo fa le pentole ma non i coperchi” è tutto dimostrato già nel comma 1 dell’Articolo 1: vi hanno venduto l’immagine del soccorso sotto le bombe, ma poi, con la rapidità di un prestigiatore che vede il coniglio cacargli nella tuba, hanno aperto le porte a chi è già “preso in carico presso strutture estere” alla Striscia. Tradotto: cari Sammarinesi, state andando a fare shopping umanitario tra Italia, Europa, Egitto… Del resto, mi chiedo – e chiedo!, seppure so già che nessuno risponderà – se queste persone sono già al sicuro altrove, l’urgenza di strapparle alla morte è un capitolo già chiuso. Anzi un tradimento all’art.1 che recita: “…Il presente decreto – legge introduce un permesso di soggiorno provvisorio per garantire accoglienza, tutela e accesso ai servizi essenziali ai cittadini palestinesi che stanno lasciando i territori coinvolti dal conflitto”. Non che hanno già lasciato! Portarli qui, invece, alla luce delle intere disposizioni legislative del decreto stesso, non è solidarietà: è un trasloco assistito. Un’operazione di maquillage politico per permettere a certi paladini della bontà di farsi il selfie col profugo “di marca”, “griffato”, mentre voi Sammarinesi restate a guardare inermi.
Passiamo al capitolo sicurezza, dove la logica ha preferito darsi alla macchia. Mentre un artigiano sammarinese, per assumere un apprendista, deve passare sotto le forche caudine della burocrazia, produrre certificati penali immacolati e analisi del sangue che nemmeno un astronauta della NASA, per i nuovi arrivati scatta il “bonus fiducia”. L’Articolo 4 esenta i richiedenti dalla documentazione ordinaria. Ora, da osservatore esterno mi chiedo: se a Gaza gli archivi sono diventati polvere, come verificate se state assumendo un povero diavolo o un brigante specializzato nel “lavoro sporco”? In un Paese dove vi fanno la multa se il cane abbaia fuori orario, qui si decide di accogliere sulla parola. Un gioco d’azzardo dove la posta in gioco è la vostra tranquillità, giocato, perdipiù, con le vostre fiches… O i vostri “chulis”.
Ma la vera perla nera è il cortocircuito del buonismo, celato negli alloggi. Mi rivolgo a quei “compagni” che siedono in Aula, quelli che per anni hanno ringhiato contro le residenze atipiche perché – pur determinando un gettito non trascurabile per le casse pubbliche – “toglievano il tetto alle giovani coppie” e facevano lievitare gli affitti. Dov’è finita la vostra bava alla bocca ora che togliete dalla disponibilità di edilizia agevolata ulteriori trenta appartamenti? Sia chiaro: la mia è una provocazione sarcastica, non un timore accademico. È la fotografia della vostra coerenza, sepolta sotto il fango dell’ideologia. Mentre le coppie sammarinesi devono fare il mutuo per sognare di poter mettere un letto matrimoniale in un garage a Domagnano, voi giocate a fare i signori feudali con le case degli altri, riducendo l’offerta – e quindi aumentandone indirettamente il costo – per i vostri elettori pur di nutrire la nascente colonia.
Infine, non credete alla favola del 30 giugno 2027. Quella data non è un termine, è una maschera di cartapesta. Non serve a risolvere l’emergenza, ma a garantire il tempo necessario affinché le mura della colonia palestinese possano diventare inamovibili. Quando i contratti di lavoro saranno rinnovati e i nuclei familiari avranno messo radici tra le vostre contrade, quando i ragazzini di Gaza saranno ormai inseriti nelle scuole del Titano, quale Segretario di Stato avrà il fegato di ordinare lo sfratto, di fronte alle grida di “razzismo” che gli si rivolgeranno contro? Nessuno. Le fondamenta le avete gettate qualche giorno fa; ora state solo aspettando che il cemento asciughi…
C’è ancora una speranza, però, ed è nel regolamento che dovrà definire i termini per l’assegnazione a questi profughi degli alloggi statali. Se ben fatto, qualche criticità già palesemente evidenziata si potrà superare…
In ogni caso, la verità è cruda: avete barattato la sicurezza e la serenità futura della comunità con un applauso nei salotti buoni di fuori confine. Io guardo da fuori e vedo un Paese che scambia l’ingenuità colpevole per civiltà. Avete costruito un’oasi per chi non ha documenti. Complimenti, il trasloco umanitario è, ormai, solo da effettuare.
Enrico Lazzari
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