Rimini, sicurezza a scuola. Il criminilogo Affronte: “Metal detector contro le lame in classe, serve un deterrente”

L’eco dei tragici fatti di La Spezia e le recenti aperture del Viminale riaccendono il dibattito sulla sicurezza tra i banchi anche in Riviera. A sollevare la questione è Massimo Affronte, criminologo riminese ed esperto di sicurezza, che ha annunciato l’invio di una lettera formale all’Ufficio scolastico provinciale: la proposta è quella di valutare l’introduzione di metal detector e controlli preventivi negli istituti considerati più a rischio del territorio.

L’iniziativa, resa nota in un comunicato diffuso oggi dallo stesso professionista, si inserisce nel solco tracciato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il titolare del Viminale, di concerto con il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, ha infatti preannunciato una direttiva che consentirebbe controlli a sorpresa delle forze dell’ordine agli ingressi delle scuole, su specifica richiesta dei dirigenti scolastici e nel rispetto dell’autonomia degli istituti.

“Accolgo con favore le parole del ministro Piantedosi”, spiega Affronte nel documento che arriverà sui tavoli del provveditorato. “Chiariscono un punto fondamentale: non si tratta di militarizzare le scuole, ma di mettere a disposizione dei dirigenti strumenti concreti di prevenzione, da attivare solo quando necessario. È un approccio equilibrato e responsabile”.

Secondo il criminologo, la diffusione di armi bianche tra i giovanissimi è un fenomeno che non può più essere ignorato o derubricato a episodi isolati. Per sostenere la tesi dell’efficacia dei controlli, l’esperto traccia un parallelo con il mondo dello sport, settore in cui opera da anni. “Nel calcio l’introduzione di controlli strutturati agli ingressi ha ridotto in modo significativo il numero di incidenti”, osserva Affronte. “La sola presenza di un filtro scoraggia comportamenti pericolosi. È legittimo chiedersi se, con le dovute cautele, un modello simile non possa funzionare anche in ambito scolastico”. Il metal detector, dunque, non come “soluzione miracolosa”, ma come filtro necessario.

Tuttavia, la proposta non intende sostituirsi al ruolo pedagogico della scuola. Affronte cita sociologi e studiosi come Chiara Saraceno e Maurizio Fiasco per ribadire l’importanza dell’educazione alla gestione del conflitto. Il nodo cruciale, però, resta il fattore tempo. “I processi educativi richiedono anni, mentre l’emergenza è adesso”, avverte il criminologo. “I ragazzi vivono spesso in contesti fragili, con pochi adulti di riferimento. È doveroso lavorare sull’educazione, ma nel frattempo dobbiamo anche chiederci cosa fare, oggi, per evitare che qualcuno entri a scuola con un coltello nello zaino”.

La missiva indirizzata all’Ufficio scolastico provinciale punta ad aprire un confronto operativo tra istituzioni, presidi e famiglie. “Non è una resa culturale ma un’assunzione di responsabilità”, conclude Affronte. “Educazione e sicurezza non sono alternative: devono procedere insieme”. La palla passa ora alle istituzioni scolastiche riminesi, chiamate a valutare se alzare il livello di guardia a fronte di un disagio giovanile sempre più spesso armato.