La tensione tra Occidente e Iran ha raggiunto oggi un nuovo picco su un doppio fronte. Mentre media americani riportano che il presidente Donald Trump sta seriamente valutando opzioni militari di vasta portata contro Teheran a seguito del fallimento dei negoziati sul nucleare, a Bruxelles l’Unione Europea si prepara a designare le Guardie Rivoluzionarie iraniane come organizzazione terroristica.
Secondo quanto riferito dalla CNN sulla base di fonti informate, le opzioni sul tavolo della Casa Bianca includerebbero raid aerei mirati contro figure chiave della leadership e della sicurezza iraniana, oltre a possibili attacchi a impianti nucleari e strutture governative. Una decisione definitiva non sarebbe ancora stata presa, ma il presidente americano riterrebbe che la presenza del gruppo navale da combattimento, già dispiegato nell’area, aumenti le opzioni militari a sua disposizione. Le indiscrezioni seguono le notizie, riportate nei giorni scorsi anche dal New York Times, secondo cui l’ultimo ciclo di colloqui non ha prodotto alcun progresso, con l’Iran che continua a respingere le richieste degli Stati Uniti.
Parallelamente, a Bruxelles, l’Unione Europea sta compattando il fronte per una dura risposta alla repressione interna attuata dal regime. L’Alta Rappresentante per la Politica Estera, Kaja Kallas, ha usato parole dure per giustificare la mossa europea. Ha sottolineato che la brutale repressione delle proteste in Iran non può restare impunita, annunciando nuove sanzioni e affermando che chi si comporta come un terrorista deve essere trattato come tale. L’inserimento delle Guardie Rivoluzionarie nella lista dei terroristi, ha spiegato, le porrebbe sullo stesso piano di organizzazioni come Al-Qaeda e lo Stato Islamico.
La posizione è stata pienamente condivisa dal ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani. Arrivando alla riunione con gli omologhi europei, ha confermato l’esistenza di una grande convergenza tra i Paesi membri verso un accordo politico da raggiungere già oggi. Ha poi precisato che, sebbene l’attuazione concreta richiederà alcune settimane, la volontà politica è chiara e motivata dagli eventi recenti.
La giornata di oggi segna quindi un doppio inasprimento della pressione su Teheran: da una parte la minaccia militare statunitense legata al programma nucleare, dall’altra una compatta risposta politico-legale europea alla repressione interna, con l’Iran che si trova sempre più isolato sulla scena internazionale.












