Pesaro, è polemica dopo il convegno sul lupo: l’Associazione Tutela Rurale all’attacco. “Locandina con specie americane e dati distorti”

Si preannuncia un clima incandescente attorno all’incontro pubblico sul lupo organizzato dal Comune di Pesaro per martedi’ 3 febbraio. A pochi giorni dall’evento, l’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali lancia un duro affondo contro l’amministrazione e l’assessore all’Ambiente Maria Rosa Conti, denunciando approssimazione scientifica, errori grossolani nella comunicazione e la diffusione di quelle che vengono definite senza mezzi termini “fake news”.

In una nota di fuoco diffusa dall’Associazione, la critica parte da un dettaglio visivo che, secondo gli scriventi, smaschera una scarsa conoscenza della materia: la locandina dell’evento. “Persino la locandina mostra due lupi di altra sottospecie, aliena in Italia”, si legge nel comunicato, che prosegue con toni sarcastici: “Ci offriamo di donare al Comune fotografie di veri lupi italici, visto che nell’immagine scelta ci sono due esemplari nordamericani o nordeuropei, ben diversi persino a prima vista dal nostro Canis lupus italicus”. Un autogol comunicativo, secondo l’Associazione, per un evento che ha come slogan “Il lupo: più conoscenza, più consapevolezza”.

Ma le contestazioni vanno ben oltre l’estetica e toccano il cuore della gestione faunistica del Parco San Bartolo. L’Associazione solleva dubbi pesanti sulla purezza genetica degli esemplari presenti nell’area protetta, suggerendo che si tratti di ibridi mai sottoposti a test del Dna. Nel mirino finisce il celebre “Due Calzini”, l’esemplare divenuto quasi una mascotte locale: “Non sarebbe affatto una presunta mutazione ma semplicemente un ibrido, come i suoi fratelli e almeno uno dei genitori”, sostengono i ruralisti, spiegando che “nessun lupo italico puro ha zampe dal colore bianco così netto ed esteso uniformemente, né le unghie bianche”.

L’attacco si sposta poi sui relatori previsti, salvando solo il tecnico del Parco Laurent Sonet e il tenente colonnello dei Carabinieri Forestali Michele D’Angelo. Nel mirino finisce invece Ciro Manente, accusato di diffondere tesi antiscientifiche nelle scuole e sui media. L’Associazione contesta radicalmente la teoria secondo cui la caccia al cinghiale spingerebbe i lupi verso le città per fame: “Falso. Lo stesso Parco San Bartolo dichiara che i cinghiali, senza controllo, aumenterebbero fino al 200 per cento l’anno, tanto che nel 2025 ne sono stati abbattuti 147”.

Dura anche la replica sui dati relativi alla pericolosità della specie. Citando l’Ispra e i recenti casi di aggressione (20 persone ferite in Italia dal 2017 al 2024), l’Associazione smentisce la narrazione del “lupo animale schivo” e contesta le statistiche sulle aggressioni canine spesso citate dagli animalisti. “Manente dichiara che in Italia ci sono 70mila attacchi di cani all’anno? E’ una fake news”, ribattono i ruralisti, spiegando che quel dato deriva da uno studio americano della Harvard Medical School relativo a un decennio e non all’Italia.

La conclusione è un richiamo al metodo: l’Associazione lamenta l’orario dell’incontro (le 17.30), che taglierebbe fuori lavoratori e allevatori, e l’assenza di un esplicito spazio per il contraddittorio, chiedendo alle istituzioni di smettere di “promuovere la diffusione di notizie non veritiere, addirittura agli studenti nelle scuole”.