San Marino. Commissione Congiunta, progetto dell’aviosuperficie di Torraccia – Venerdì 30 gennaio 2026 mattina. Report by AskaNews

Il dibattito si concentra sulla richiesta delle Commissioni di fare piena chiarezza sul progetto dell’aviosuperficie di Torraccia, nata da un ordine del giorno che chiede trasparenza, sicurezza, attenzione ai residenti e una valutazione complessiva anche sul piano finanziario.

Il Segretario di Stato per l’Attrazione degli investimenti turistici Federico Pedini Amati ricostruisce l’intero percorso istituzionale sottolineando che non si tratta di un’idea improvvisata, ma di un intervento previsto da decenni negli strumenti urbanistici e richiamato nei programmi di governo degli ultimi vent’anni, con espropri già effettuati e pagati per oltre quattro milioni di euro. Ricorda che il Congresso di Stato ha prodotto tre relazioni ufficiali – su progetto, territorio e sicurezza aeronautica – e che esiste già uno stanziamento di circa 3,6 milioni per la messa in sicurezza e l’asfaltatura della pista da 600 metri, ma che questo non basta a completare l’opera in modo coerente. Al centro del confronto emerge il rapporto con l’Arabia Saudita, descritto come un canale diplomatico tra Stati avviato nel 2021 e portato avanti da più governi, anche con forze politiche oggi all’opposizione. Pedini Amati rivendica che ogni passaggio, dalla lettera di intenti alla proposta di finanziamento, è avvenuto su mandato del Congresso di Stato e condivisione della maggioranza, fino all’offerta di un prestito estremamente vantaggioso all’1,5 per cento per 18 anni, definito “un progetto pilota” che potrebbe aprire la strada ad altri interventi infrastrutturali. Nel confronto affiora anche la preoccupazione per il rapporto con i cittadini e con il comitato contrario, ma il Segretario ribadisce la disponibilità al dialogo e insiste sul fatto che asfaltatura e recinzione aumentano la sicurezza rispetto all’attuale pista in erba, anche per gli abitanti della zona. Nell’intervento di Pedini Amati emerge chiaramente una critica a eventuali ripensamenti tardivi, perché, afferma, “non faremmo una bella figura” dopo aver chiesto e negoziato un prestito tra Stati: rinunciare ora equivarrebbe, nelle parole del Segretario, a perdere “una vera opportunità per la Repubblica”. 

Il Segretario di Stato per il Territorio, Matteo Ciacci, inserisce l’aviosuperficie dentro una linea di governo che punta a sbloccare opere ferme da anni e a portare i cantieri a conclusione, rivendicando un approccio pragmatico che ha già prodotto risultati su numerosi interventi territoriali. Sottolinea che sull’aviosuperficie lo Stato ha già speso oltre quattro milioni di euro tra espropri, incarichi e progettazioni, senza aver realizzato nulla di concreto, e che fermarsi ora significherebbe buttare via risorse pubbliche. Per Ciacci non ha senso distinguere tra opere “sì” e opere “no”: se i soldi sono stanziati e gli atti compiuti, si deve andare avanti. Allo stesso tempo evidenzia la necessità di un confronto serio con il Comitato di Torraccia, l’Aeroclub e tutti gli stakeholder, perché senza un accordo condiviso il progetto rischierebbe di bloccarsi “alla prima ruspa”. Sul piano tecnico ricorda che l’asfaltatura della pista da 600 metri è stimata in 3,6 milioni e che il progetto per l’allungamento a 860 metri è in fase avanzata, ribadendo che si tratta di interventi necessari per la sicurezza e la tutela dei residenti. La sua posizione è chiara: serve volontà politica e capacità di gestione del confronto, altrimenti si ripeteranno gli errori del passato.

Il Segretario di Stato per le Finanze, Marco Gatti, chiarisce che l’ipotesi di una pista da 1.200 metri, emersa da manifestazioni di interesse private, è stata scartata per ragioni di sicurezza e compatibilità con le abitazioni, mentre l’opzione dei circa 900 metri rappresenta il massimo tecnicamente sostenibile. Sottolinea che il progetto deve essere completo e coerente, comprendendo non solo l’estensione della pista ma anche recinzioni, presidi di controllo e una presenza diretta delle autorità, rispondendo alle criticità segnalate dai residenti. Un nodo politico centrale, secondo Gatti, è quello della gestione futura dell’infrastruttura: un investimento significativo non può convivere con l’attuale modello e la gestione dovrà essere qualificata, pubblica o privata che sia, ma definita fin da subito. Sul finanziamento, ricostruisce il lavoro svolto con il fondo saudita, spiegando che si è trattato di una verifica di fattibilità e di una lunga negoziazione contrattuale per rendere l’accordo compatibile con l’ordinamento sammarinese, arrivando oggi a condizioni definite. La sua posizione è che il passo successivo debba essere un progetto di legge specifico, che indichi chiaramente cosa si realizza, quanto costa e come viene finanziato. 

Nicola Renzi (RF) esprime forte perplessità sul metodo seguito dal governo e dice di non capire se il progetto dell’aviosuperficie sia all’inizio o alla fine del suo percorso. Pur ritenendo positivo, in linea generale, sviluppare relazioni con l’Arabia Saudita, avverte che non si può pensare di accedere a prestiti agevolati “per simpatia” e chiede un chiarimento politico e diplomatico sui rischi e sui limiti di questo canale.

Fabio Righi (D-ML) sposta il tiro sul metodo politico, sostiene che questo progetto lo conosce “dalla nascita” e accusa apertamente una parte della politica di non volerlo realizzare, di rallentare tutto con pretesti sempre diversi, dai cento metri di pista alle recinzioni, fino ai camion di ghiaia: secondo lui c’è chi non vuole che San Marino apra un canale strutturato con quella regione del mondo e chiede ai colleghi di dire chiaramente chi frena e chi “fa spendere soldi e poi impedisce di andare avanti”.

Iro Belluzzi (Libera) prende le distanze da questa impostazione e mette al centro il tema della condivisione: per lui qualsiasi infrastruttura che incide su un territorio così piccolo deve partire dall’accordo con i cittadini e con la Giunta di Castello.

Francesco Mussoni (PDCS) parla dell’aviosuperficie come di un’infrastruttura strategica per un piccolo Stato enclave che da anni ha deciso espropri e passaggi preparatori e sostiene che oggi la priorità non sia discutere di chi finanzia ma definire chiaramente il progetto da condividere poi con la popolazione, lasciando al Congresso la scelta discrezionale sullo strumento di finanziamento.

Su una linea simile Gerardo Giovagnoli (PSD) propone di dividere il problema in tre piani – opera, cittadinanza, finanziamento – e sottolinea che l’aviosuperficie può diventare un accesso diretto alla Repubblica con possibili ricadute economiche, ma che questo richiede decisioni chiare sulla configurazione tecnica e un confronto strutturato con i residenti di Torraccia.

Dalibor Riccardi (Libera) insiste a sua volta sul metodo: nessun investimento strategico può essere imposto dall’alto, il lungo stallo dal 2021 dimostra una difficoltà di dialogo con il territorio e, prima di decidere su allungamenti e asfaltatura, chiede una vera analisi costi–benefici, mettendo al centro tre condizioni: confronto reale con la cittadinanza, valutazione d’impatto seria e continuità di rapporti corretti e coerenti con eventuali finanziatori esteri.

Antonella Mularoni (RF) esprime delusione per un governo che arriva in Commissione senza scelte chiare nemmeno sulla lunghezza della pista, teme un’ulteriore perdita di credibilità verso l’estero e ricorda che già in passato, in assenza di un business plan solido, nessun investitore privato si era detto disposto a mettere capitali su Torraccia; giudica rischioso aumentare l’indebitamento con un prestito estero senza garanzie di redditività.

Matteo Zeppa (Rete) attacca il governo sull’assenza di una linea univoca, ricorda le uscite pubbliche contrastanti sul fondo saudita e sposta con forza il focus sulla sicurezza: descrive un’aviosuperficie “né carne né pesce”, gestita in modo anarchico da privati, con feste, traffico disordinato, atterraggi acrobatici sopra le case, episodi sospetti e controlli scarsi o inesistenti, e sostiene che qualsiasi discussione sull’ampliamento deve partire da una gestione pubblica, professionale e trasparente dell’area.

Gian Nicola Berti (AR) richiama tutti alla concretezza, ricordando che il Consiglio ha già deliberato all’unanimità l’asfaltatura dei 680 metri per ragioni di sicurezza e stanziato le relative risorse: a suo giudizio il vero problema è l’incapacità amministrativa di dare esecuzione a decisioni già prese.

Manuel Ciavatta (PDCS) sottolinea che il rafforzamento dei rapporti con l’Arabia Saudita può rappresentare un’opportunità per il Paese, ricordando però che l’apertura al finanziamento estero non nasce con l’attuale governo ma affonda le radici anche nell’esecutivo precedente. Sul merito dell’aviosuperficie chiarisce che la maggioranza esclude categoricamente l’ipotesi di una pista da 1.200 metri, mentre considera condivisa la necessità di asfaltare e mettere in sicurezza l’area; ritiene inoltre più coerente, se si interviene, puntare a una pista di circa 850 metri, tecnicamente superiore e più utile rispetto ai soli 650 metri. Ciavatta indica quindi una linea di gradualità: completare gli interventi già finanziati sulla pista esistente e, parallelamente, chiedere al governo una progettazione complessiva e organica che definisca funzioni, sicurezza, gestione e sostenibilità, da condividere con i residenti prima di qualsiasi scelta sul finanziamento. In questa cornice presenta un Ordine del giorno della maggioranza.

Emanuele Santi (Rete) critica innanzitutto il metodo seguito dal governo, giudicando sbagliato depositare relazioni a ridosso della seduta su una questione così delicata e partecipata. Sul fronte della sicurezza giudica positivo l’eventuale trasferimento dell’autorità aeronautica a Torraccia, ma solo se accompagnato da una presenza reale e continuativa di controllo. Solleva inoltre il nodo geologico, avvertendo che un allungamento a 800–900 metri comporterebbe opere di contenimento complesse e costose in un’area fragile, che non possono essere sottovalutate.

Nel finale anche Domani Motus Liberi, per il tramite del capogruppo Fabio Righi, dà lettura di un Ordine del giorno. 

Dopo le repliche dei Segretari di Stati, la seduta viene sospesa alle ore 13.00. Sarà convocata una prossima seduta per la conclusione del dibattito e la messa in votazione degli Odg. 

20260130 – Commissione Congiunta – venerdi 30 gennaio 2026 mattina