San Marino. Profughi Palestinesi, persino l’Inghilterra “laburista” li respinge: “Minaccia per la sicurezza nazionale”…  Razzismo a Londra o incoscienza sul Titano? – di Enrico Lazzari

Prendete un bel respiro, cari distributori automatici di patenti di razzismo e moralisti in servizio permanente effettivo. Cospargetevi, soprattutto se sedete sui banchi parlamentari di Rete o sui divani, davanti alla Tv, di Demos… E posate per un attimo il cartellino rosso che agitate freneticamente contro chiunque osi sollevare un dubbio razionale sul tema sicurezza legato all’arrivo dei profughi Palestinesi. Fatto? Bene. Ora aprite “Chrome”, cercate su Google il sito di “The Telegraph” e leggete con calma le cronache che arrivano da oltremanica. Troverete un titolo così: “A Palestinian family has been refused the right to settle in the UK because that would be a “step too far” in risking national security (letteralmente: A una famiglia palestinese è stato negato il diritto di stabilirsi nel Regno Unito perché ciò sarebbe stato “un passo troppo oltre” nel mettere a rischio la sicurezza nazionale)”.

Sobbalzati sulla sedia? Credo sì, perchè avete appena realizzato che il governo britannico – di sinistra, laburista, perdipiù guidato da un “immigrato” -, nonostante  di imperi e intelligence ne mastichi da secoli, ha appena sbarrato la porta in faccia a una famiglia di profughi palestinesi. Motivo? “Rischio per la sicurezza nazionale“. Un “passo eccessivo”, dicono a Londra, perché senza controlli biometrici certi – impossibili da fare tra le macerie di Gaza, inutili fatti poi senza poter incrociare i dati stessi con il paese di origine – quella gente non deve entrare.

Ma, ciliegina sulla torta, sapete chi ha firmato questo diniego? Shabana Mahmood, Home Secretary di Sua Maestà. Una donna, musulmana e nota per le sue posizioni e azioni tutt’altro che tenere verso Israele. Insomma, non proprio un’esponente del “sovranismo becero” o una razzista da tastiera. Eppure, persino lei, che per cultura e sensibilità dovrebbe essere la prima a spalancare le sue porte, mette la sicurezza dei suoi cittadini davanti alla fuffa delle “non argomentazioni” umanitarie.

Il motivo di tanta prudenza britannica sta scritto nei numeri che i “fanatici” dell’accoglienza del profugo “griffato” e di moda cercano disperatamente di nascondere dietro il solito mantra dell’intolleranza, del razzismo, della xenofobia. Dati dell’IDF e delle principali testate internazionali, dalla CNN al Wall Street Journal, ci ricordano che la mattanza del 7 ottobre non è stata esclusivamente l’opera chirurgica di quattro gatti. In territorio israeliano sono entrati tra i 3.000 e i 4.000 uomini armati: circa 2.000 miliziani di Hamas, certo, ma il resto era una galassia di terroristi minori e, udite udite, centinaia di “civili” di Gaza che hanno varcato i confini per partecipare attivamente a saccheggi, stupri e rapimenti. Gente senza divisa che ha fornito supporto logistico e manovalanza per le peggiori atrocità. Se persino l’intelligence israeliana, che lì ci vive, non può garantire al cento per cento di aver individuato ogni singolo partecipante a quel baccanale di sangue, come può Londra – o peggio ancora San Marino – pensare di fare “accoglienza alla cieca”?

Sull’Antica Terra, invece, la logica sembra aver lasciato il posto a un esperimento di incoscienza collettiva. Mentre l’Inghilterra si pone dubbi esistenziali sulla profilazione di chi arriva da aree a “significativa attività terroristica”, gli statisti del Titano hanno partorito il capolavoro del Decreto n. 9, dove l’Articolo 4 è puro surrealismo: il “bonus fiducia”. Non hai i documenti? Non importa, ci fidiamo noi. Non sappiamo se hai tenuto in catene un ostaggio o fornito braccia o camion per la mattanza? Tranquillo, l’importante è che la foto del consigliere di turno venga bene mentre recita la parte dell’anima bella.

Gli ultimi eventi anglosassoni, comunque, sono la definitiva pietra tombale sull’autorevolezza delle accuse di xenofobia e di chi le ha lanciate, anche dai “sacri” scranni consigliari, contro quei sammarinesi – e sono tanti – che chiedevano solo prudenza. Se persino chi prega verso la Mecca e critica Tel Aviv dice che accoglierli senza garanzie rappresenta un “rischio alla sicurezza nazionale”, che è un azzardo inaccettabile, con quale faccia i “compagni” biancazzurri, i soloni della “incoscienza” continuano a dare del “razzista” a chiunque usi il cervello invece dell’ideologia, o, talvolta, del cuore? Semplice… non possono opporre altro, non hanno argomentazioni autorevoli o sensate per definire eccessivi i timori espressi dalla comunità.

La verità, infatti, è che dare del razzista all’interlocutore è l’ultimo rifugio di chi non ha altro mezzo efficace per difendere una scelta, un decreto che definire allegro è un complimento. A Palazzo, così, hanno ormai trasformato la Repubblica in un laboratorio dove si confonde la pietà con lo shopping umanitario, ignorando che la sicurezza non è un’opinione social ma un dovere di Stato.

I sammarinesi, comunque – qualcuno potrebbe avere il coraggio di sostenerlo – possono stare sereni e dormire con le porte aperte: Londra, poverina, ha solo l’MI5 e non può certo contare sull’infallibile, capillare e leggendaria intelligence del Titano… O forse no?

Enrico Lazzari