Non bastano asset e dimensioni: contano progetti, relazioni di filiera e motivazione. Si chiude la XXIII edizione con un appello a investire su fiducia, innovazione e nuove generazioni.
Milano Marittima (Ravenna), 31 gennaio 2026 – Accompagnare la filiera agroalimentare nella trasformazione e nell’incertezza attuale significa mettere a terra investimenti e innovazione, ma anche costruire strumenti finanziari più aderenti al settore, rafforzare le relazioni lungo la catena del valore e lavorare sulla qualità del capitale umano, in particolare quello più giovane. Perché competitività e resilienza si giocano insieme su imprese, persone e fiducia. È questo il messaggio lanciato a Milano Marittima dalla XXIII edizione del Forum di Impresa Persona Agroalimentare, che al Palace Hotel ha riunito oltre 400 imprenditori e manager della filiera agroalimentare italiana.
Dopo l’apertura di venerdì 30 dedicata a redditività agricola, politiche europee e centralità della ricerca e l’approfondimento sui mercati e sui consumi che cambiano, tra valore percepito dal consumatore e nuove discontinuità per le imprese, il Forum ha messo a fuoco tre priorità per la competitività del settore: un credito più vicino alle dinamiche dell’agribusiness, il coraggio di trasformare i modelli industriali rafforzando la value chain, la capacità di attrarre e motivare le nuove generazioni.
Sul fronte finanziario, è intervenuto Massimiliano Cattozzi, Executive Director di Intesa Sanpaolo Agribusiness, richiamando la necessità di un approccio che tenga conto dei tempi e delle specificità del settore e, insieme, di un cambio di mentalità nelle richieste di finanziamento:
“Il credito in agricoltura non può seguire logiche standard – spiega Cattozzi -: i tempi della finanza devono adattarsi a quelli della natura e alle specificità della filiera e tenere conto della dimensione strutturale delle imprese che operano in questo settore. Per questo abbiamo sviluppato un modello dedicato che fa evolvere limiti dimensionali, e valuta le imprese sulla qualità dei progetti e sulla capacità di creare valore nel tempo. Come Direzione Agribusiness abbiamo introdotto, in questo senso, criteri di valutazione innovativi anche per aziende senza bilanci strutturati, per aiutare le realtà più piccole a dialogare con il sistema bancario. Serve però che il mondo agricolo cambi l’approccio al credito: troppo spesso le richieste di finanziamento si basano su terreni e immobili. Ma la banca, oggi, non finanzia solo gli asset: finanzia progetti sani e imprenditori capaci di realizzarli. – prosegue Massimiliano Cattozzi – Per questo un business plan solido, credibile e coerente con le prospettive di mercato, è essenziale. Ma il credito è pronto ad ascoltare: il nostro obiettivo è essere partner delle imprese agroalimentari, dalla finanza ordinaria agli interventi straordinari, sostenendo investimenti che rafforzino competitività, resilienza e continuità del settore. Ne è un esempio il nostro impegno a favore delle filiere agroalimentari italiane e per l’internazionalizzazione”.

Accanto al tema del credito, il Forum ha ribadito la necessità di investire con coraggio nella trasformazione con una visione di filiera, capace di creare valore condiviso e relazioni di lungo periodo. Un punto evidenziato da Cesare Trippella, Director EU Value Chain & External Engagement di Philip Morris:
“Il tema del coraggio di rischiare descrive bene il percorso intrapreso dalla nostra azienda negli ultimi dieci anni – spiega il manager -. Abbiamo preso una decisione radicale: trasformarci profondamente, immaginando un futuro diverso e investendo in modo strutturale nell’innovazione lungo tutta la catena del valore. Non si è trattato solo di cambiare prodotto, ma di ripensare il nostro modello industriale, passando da una logica tradizionale a un’azienda multicategoria, capace di rispondere in modo più aderente alle esigenze dei consumatori. Questo percorso ha richiesto anche un cambiamento organizzativo e un forte investimento sulla filiera, con l’obiettivo di accompagnare la nascita dei coltivatori del futuro. Rafforzare la value chain significa creare valore condiviso, rendere i processi più sostenibili e costruire relazioni di lungo periodo. I risultati ci rendono oggi ottimisti: guardiamo al futuro con fiducia, consapevoli che innovazione, filiera e capacità di trasformarsi siano elementi chiave per affrontare le sfide dei prossimi anni”.
Infine, tra i messaggi conclusivi, forte l’attenzione al capitale umano e alla capacità delle imprese di attrarre, trattenere e motivare le nuove generazioni: non una questione solo economica, ma di senso, prospettiva e qualità della leadership. Il tema è stato richiamato da Alberto Nobis, Group CEO VTG GmbH (Amburgo), colosso della logistica con oltre 1500 dipendenti: “Non è vero che i giovani non vogliono lavorare e guardano solo al compenso – commenta Nobis -: le nuove generazioni vivono un sovraccarico di informazioni e un contesto che spesso disorienta; e proprio per questo chiedono con più forza di trovare nel lavoro un senso e una prospettiva. La motivazione, infatti, nasce dall’incontro di tre fattori: coerenza tra valori personali e ciò che si fa ogni giorno, significato del lavoro svolto e uno scopo chiaro. Se manca anche solo uno di questi elementi, è difficile costruire coinvolgimento e benessere. E qui la leadership fa la differenza: le persone restano o lasciano un’azienda soprattutto in base ai loro leader. Oggi i giovani possono scegliere dove formarsi, dove vivere e dove lavorare: in un certo senso, sono loro a scegliere noi, e le aziende devono meritarselo con credibilità, coerenza e comportamenti concreti. I dati ci dicono che in molte organizzazioni il livello di ingaggio è ancora troppo basso e che la demotivazione ha un costo reale, anche in termini di produttività e clima interno. Per questo un’azienda che funziona deve tenere insieme i numeri e la “felicità organizzativa”: benessere e performance non sono in contraddizione, anzi si rafforzano a vicenda. La capacità di un leader di generare speranza e fiducia incide direttamente sulla motivazione delle persone, insieme alla partecipazione e alla percezione di stabilità dell’azienda”.
Ufficio stampa Forum IPAgro – Orma Comunicazione













