Osservando gli accadimenti succedutisi nella politica sammarinese, non si può nascondere che il nostro Paese viva un momento di incertezza e di difficoltà a ritrovare la via lungo la quale, in passato e per tanto tempo, la Repubblica di San Marino si è conservata, si è sviluppata e ha vissuto momenti di crescita economica e sociale.
Le ragioni dello smarrimento attuale sono diverse. In primo luogo, la mancanza di una politica estera posta al servizio delle esigenze del Paese, intraprendente e capace di trovare soluzioni possibili attraverso accordi bilaterali con paesi che potrebbero risolvere, di volta in volta, le problematiche che inevitabilmente e ciclicamente si prospettano per un piccolo stato come la Repubblica di San Marino.

D’altronde per noi è storicamente provato che la politica estera sia sempre stata un faro per l’azione sammarinese, dal quale, a cascata, sono sempre discese poi le politiche economiche e sociali di San Marino. Oggi, questa politica, sembra essersi bloccata, ammanettata all’Accordo di associazione all’U.E. e condizionata irrimediabilmente. Infatti, i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Altro elemento che va rilevato è il sistema elettorale, che, in virtù della debolezza della politica, sempre più in crisi di rappresentatività, è piegato alla necessità di aggregare forze che non potrebbero mai stare insieme per raggiungere una maggioranza e l’unico collante diviene solo ed esclusivamente, l’amore per il potere, per la carriera rapida e, spesso, per la difesa di interessi particolari, come le cronache ci ricordano.
Ma a nessuno viene in mente di parlare oggi di riforma elettorale. Ad esempio, il ritorno al sistema proporzionale puro produrrebbe un Consiglio Grande e Generale con rappresentanze che rispetterebbero esattamente le percentuali espresse dagli elettori, senza trucchi e marchingegni che ne alterano la volontà popolare. Le identità delle forze politiche tornerebbero in auge, la politica sarebbe costretta a fare politica, e i cittadini tornerebbero a capirci qualcosa. Si porrebbe così fine al grigiume del politicamente corretto, tanto di moda attualmente, che annulla le differenze ideologiche, i ruoli di maggioranza e opposizione, così fondamentali per il buon funzionamento e la sopravvivenza della democrazia.
Quando la politica è troppo debole, manca di argomenti ed ha orizzonti limitati, rischia di assumere atteggiamenti muscolari, distanti, troppo distanti dal sentire dei cittadini, e si arrocca su posizioni autoreferenziali che, a lungo andare, possono divenire pericolose.
E di avvisaglie a San Marino ce ne sono state:
La rinuncia alla neutralità, senza tenere in nessun conto l’opinione dei sammarinesi;
la inconcepibile insistenza a non promuovere un referendum popolare sull’Accordo di associazione all’U.E., negando ai sammarinesi la possibilità di esprimersi su di un tema di così fondamentale importanza;
l’arrivo di palestinesi a San Marino, senza che vi sia la possibilità di garantire la sicurezza nazionale, rispetto a persone che provengono da territori controllati da organizzazioni terroristiche come Hamas, che contano molti adepti e cellule dormienti.
E si potrebbe continuare con gli esempi. Ovviamente le reazioni a tali decisioni ci sono state:
I Capi Famiglia hanno presentato richieste di Referendum;
poi c’è il Comitato Promotore del referendum agevolato dal Partito Socialista;
il Comitato Civico sulle problematiche della cittadinanza e, di recente nascita, l’Organizzazione “Pro-San Marino”.
Queste entità sono ovviamente autonome e hanno agito e agiscono singolarmente, per il raggiungimento di un obiettivo specifico. Ma se ragioniamo, possiamo constatare che, comunque la si pensi sui vari motivi specifici per i quali queste entità si sono mosse, c’è un filo conduttore che le accomuna, la difesa dell’identità, della sovranità e del futuro di San Marino; e questo è un fatto, a mio avviso, piuttosto rilevante che pone in chiara evidenza come i nostri concittadini siano distanti dalla politica attuata dal Governo.
Per recuperare il terreno e il tempo perduto, non mi pare che le forze politiche attuali siano molto attrezzate nelle idee, nelle forme e nella fantasia.
Ma una piccola realtà come quella sammarinese, per scuotersi dal torpore in cui è caduta e per tornare in sintonia con la popolazione, forse dovrebbe valorizzare la democrazia diretta ed in particolare il Referendum. Anziché averne paura si dovrebbe favorirlo per consultazione sui temi di maggior rilievo ed impatto per tutti i cittadini.
Tecnicamente sarebbe molto facile, tenendo conto delle dimensioni territoriali di San Marino, anche perché la tecnologia ci verrebbe incontro con il voto elettronico, che, abbattendo le spese, rispetto alle consultazioni elettorali tradizionali, fornirebbe a tutti gli elettori la possibilità di votare agevolmente nelle postazioni predisposte.
Solo che occorre pensare al referendum non come uno strumento concepito per offendere il Governo di turno, ma bensì come una opportunità democratica, o se volete come un supporto democratico, al fine di sciogliere alcuni nodi della realtà sammarinese e, qualunque risultato poi emerga, rimanere in sintonia con la popolazione che avrà scelto a maggioranza. Anche perché i cittadini si sono dimostrati più avanti dei loro governanti ed hanno sempre concepito il referendum come strumento atto ad esprimersi su di un aspetto specifico, senza implicazioni politiche o ideologiche, che sono invece tipiche della politica nostrana ormai molto affaticata e in affanno rispetto al tempo presente.
Qualcuno potrà obiettare, ma allora i governi e che cosa ci stanno a fare? Semplice. La gerarchia democratica è sempre la stessa, se non l’anno cambiata ieri sera: Il popolo è sovrano, il Consiglio Grande e Generale legifera e l’Esecutivo, esegue.
Quindi, per rispondere all’eventuale obiezione: il Governo deve governare e non comandare!
Augusto Casali











